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L’allarme di Confindustria: “L’economia si sta fermando”

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Secondo Confindustria l’economia italiana va verso la stagnazione. Il 2023 si preannuncia come un anno difficile.

Attualmente la produzione industriale è in calo, l’edilizia è in frenata. Solo i settori del commercio e dei servizi tengono il ritmo dei consumi a un buon livello.

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Foto Ansa/Luca Zennaro

I consumi e l’inflazione

L’inflazione è ai livelli massimi ed è destinata a frenare i consumi, che finora hanno beneficiato dell’extra-risparmio accumulato. Il rialzo dei tassi di interesse sui prestiti bancari – deciso nei giorni scorsi dalla Banca centrale europea (Bce) – scoraggia gli investimenti e crea una vera e propria zavorra ai bilanci delle imprese. Sono queste le analisi del Centro studi di Confindustria.

Gli esperti dell’associazione di categoria degli industriali italiani evidenziano tra l’altro come a pesare sull’economia siano ora l’incertezza sulle prospettive per il 2023, anno in cui si prevede una recessione economica in tutta Europa, e il caro-energia. Un elemento, quest’ultimo, che potrebbe assorbire ulteriore extra-risparmio. In sostanza andando a ridurre l’impulso sui consumi e accelerando la stagnazione.

Confindustria, le stime

Il crollo dei consumi dal 2020 a oggi, nel corso quindi degli ultimi tre anni, forzato dalle restrizioni anti-Covid, ha generato un aumentosenza precedenti” del risparmio delle famiglie, afferma Confindustria. Tra il primo trimestre 2020 e il secondo trimestre 2022 si calcola un ammontare di extra-risparmio accumulato in Italia di circa 126 miliardi di euro, pari al 7% del Prodotto interno lordo (Pil). La stima è sempre del Centro studi di Confindustria che sottolinea come l’ammontare di tali risorse sia in linea con la media dell’Eurozona, ossia pari a 7,3%, 900 miliardi di euro.

Si prevedono consumi in calo in Italia e in Europa nell’arco dei prossimi mesi, a causa del fatto che l’economia si sta fermando. Foto Ansa/Epa Javier Lizon

Ma comunque inferiore rispetto a quanto registrato negli Usa, dove l’extra-risparmio ha raggiunto il 12% del Prodotto interno lordo. Favorito anche da sostegni molto generosi da parte dello Stato per tamponare la crisi dovuta alle conseguenze della pandemia. Tornando all’Italia, le risorse che potranno alimentare i consumi sono, di fatto, molto minori. E per tre motivi, spiega il Centro studi di Confindustria. In primo luogo perché le si sono distribuite in maniera diseguale e le hanno accumulate maggiormente le famiglie ad alto reddito.

Perdita di potere d’acquisto

Poi perché sono in parte investite e l’inflazione le ha erose. Del resto l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto del +11,8% su base annua durante lo scorso mese di novembre. Complessivamente, si stima una perdita di potere d’acquisto di circa 13 miliardi di euro rispetto al totale dell’extra-risparmio. Dunque, quanto resta per la spesa? Tenuto conto dei diversi fattori, la parte di extra-risparmio effettivamente spendibile, indica Confindustria, è stimabile in poco più del 10% del totale.

Confindustria e i tassi

A pesare, come rivela Confindustria, è anche la crescita del costo del denaro in Europa per imprese e famiglie. Nei giorni scorsi la Bce di Christine Lagarde ha deciso di aumentare i tassi di interesse. La Banca centrale europea ha alzato i tassi di mezzo punto percentuale, portando il tasso sui depositi al 2%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,5% e quello sui prestiti marginali al 2,75%. Per tasso d’interesse si intende la remunerazione che un prestatore di denaro percepisce (ad esempio le banche) e il costo che un debitore sostiene (ad esempio gli imprenditori e le famiglie).

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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