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Ucraina, la Ue prepara un tribunale speciale contro i crimini della Russia

Lo annuncia la presidente della Commissione, von der Leyen. In Italia, intanto, slitta il decreto sull'invio di armi a Kiev

Un tribunale sui crimini di guerra russi in Ucraina“. Ursula von der Leyen afferma che l’Unione europea collaborerà con la Corte penale internazionale.

La presidente della Commissione sostiene che Mosca “deve pagare per i suoi crimini orribili. “Collaboreremo con la Corte penale internazionale e contribuiremo alla creazione di un tribunale specializzato per giudicare i crimini della Russia” scrive von der Leyen su Twitter. “Insieme ai nostri partner ci assicureremo che la Russia paghi per la devastazione che ha causato. Con i fondi congelati degli oligarchi e i beni della sua banca centrale“. Nelle prossime ore l’esecutivo europeo invierà ai Paesi membri una proposta specifica per permettere che una Corte possa giudicare le responsabilità della Russia.

La Russia deve pagare per "i suoi crimini orribili" in Ucraina. La Ue vuole istituire un tribunale presso la Corte penale internazionale
La Russia deve pagare per “i suoi crimini orribili” in Ucraina, ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Foto Twitter @vonderleyen

Fondi russi congelati per l’Ucraina

La Russia deve anche pagare per le devastazioni che ha provocato” aggiunge in un video Ursula von der Leyen. “Si stima che i danni subiti dall’Ucraina siano attorno ai 600 miliardi di euro. La Russia e gli oligarchi devono risarcire l’Ucraina e coprire i le spese per la ricostruzione, e noi abbiamo gli strumenti perché la Russia paghi. Abbiamo bloccato 300 miliardi di euro delle riserve della banca centrale russa e congelato 19 miliardi di euro degli oligarchi russi“.

Armi a Kiev o no?

La guerra in Ucraina continua senza sosta. Il Paese, a cominciare dalla capitale Kiev, è al buio per continui bombardamenti dei russi sulle infrastrutture energetiche. Le persone non hanno luce in casa, né riscaldamento, né gas per cucinare. In questa situazione in Italia si discute il sesto decreto interministeriale per fornire armi all’Ucraina. E ora si sa che non arriverà nei prossimi giorni. Ma, più probabilmente, all’inizio del nuovo anno. Quasi certamente i primi giorni di gennaio.

Giuseppe Conte alla manifestazione contro la guerra in Ucraina, il 5 Novembre 2022 a Roma
Giuseppe Conte durante la manifestazione contro la guerra in Ucraina, Roma, il 5 Novembre 2022. Foto Ansa/Giuseppe Lami

Lo precederà un altro decreto sull’Ucraina – forse in Consiglio dei ministri nelle prossime ore – utile a dare un cornice giuridica per l’intero 2023 al sostegno militare a Kiev. Rispetto al Governo Draghi anche il nuovo Governo Meloni non arretra sulla linea atlantista. Una scelta obbligata anche dalla necessità di rimediare a un pasticcio parlamentare del Centrodestra. Quello che ha portato l’esecutivo a tentare prima un blitz e poi a ritirare l’emendamento che serviva a dare copertura giuridica all’invio di armi all’Ucraina per il prossimo anno. Una mossa pensata senza consultare le opposizioni. Che infatti fallisce, sconfitta dal muro alzato in particolare dal PD. Inoltre Giuseppe Conte, presidente del Movimento Cinque Stelle, afferma che sulla “crisi ucraina” l’Italia deve svolgere “un vero ruolo da protagonista promuovendo una conferenza di pace. Non possiamo continuare a pensare ad una illusoria disfatta della Russia“.

Kadyrov contro il Papa

Non resta inerte neppure il fronte russo. E parte un attacco a Papa Francescorimasto vittima della propaganda“. Così il leader ceceno Ramzan Kadyrov commenta le affermazioni del Pontefice. In un’intervista alla rivista America dei gesuiti, Francesco aveva parlato di particolari crudeltà in Ucraina dei soldati ceceni e buriati. “Tutti sono profondamente religiosi” tra i combattenti ceceni, scrive Kadyrov su Telegram, “e ogni combattente sa che in tempo di guerra non bisogna dimenticare l’onore, la dignità e anche il rispetto del nemico“. “È vergognoso – conclude – che una personalità religiosa famosa in tutto il mondo non conosca l’atteggiamento dei musulmani verso il nemico“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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