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Resuscita un virus di 48.500 anni fa: è pericoloso per l’uomo?

E' emerso dal permafrost del fondo di un lago della Siberia

Gli scienziati si sono chiesti più volte che forma avessero i virus che popolavano la Terra nel passato remoto. Oggi la comunità scientifica è in grado di studiare un virus rimasto intrappolato nel permafrost ben 48.500 anni fa. Si tratta del più antico mai resuscitato fino ad ora. Ad occuparsene è un gruppo di ricercatori che lavorano presso l’Università di Aix-Marseille, in Francia.

Il team è già riuscito ad isolare questo virus insieme ad altri 12 nuovi tipi, che appartengono a tipologie diverse tra loro. In primis gli scienziati hanno prelevato 7 campioni di suolo dalle zone del ghiaccio perenne in Siberia. Questo virus ha restituito una storia davvero incredibile. Ritrovato nel lago della Jacuzia, situato nella parte orientale della Siberia, appartiene al genere Pandoravirus. Si tratta di entità giganti con un genoma super-esteso e in buona parte ancora da conoscere. A colpire gli scienziati è la loro dimensione, ben maggiore rispetto a quella dei loro discendenti a noi contemporanei (ma comunque troppo piccola per essere vista ad occhio nudo).

Virus
Pixabay – Virus

Per avere una minima idea, basti pensare che si tratta di virus grandi mille volte di più grandi di quello più famoso dell’influenza. Al momento la scoperta rappresenta un record assoluto. Ad oggi, infatti, il virus più vecchio ritrovato risaliva a circa 27mila anni fa. Questo è in grado di raddoppiare l’età, consegnandoci la fotografia di un parassita gigante rispetto ai suoi discendenti, che circolano ancora oggi. Ma quali pericoli può rappresentare per la specie umana?

Il virus di quasi 50mila anni fa è innocuo per gli uomini

Jean-Michel Claverie dell’Università di Aix-Marseille in Francia ha commentato con entusiasmo la scoperta fatta dal proprio ateneo. Lo studioso in passato aveva già riportato in vita altri due virus che provenivano dai resti di alcuni mammut, congelati nel permafrost. Ha dichiarato: “48.500 anni sono un record mondiale per un virus. Se gli antichi virus giganti rimangono infettivi dopo essere stati congelati per così tanto tempo, anche altri tipi di virus di mammiferi lo faranno“. I ricercatori, infatti, hanno dichiarato che la scoperta non rappresenta un pericolo per l’uomo, né per le specie di animali e piante presenti sul Pianeta. Tra i dodici antichi virus che il gruppo di ricerca ha deciso di scongelare in laboratorio, ben nove hanno dimostrato di potersi moltiplicare nuovamente.

Virus
Pixabay – Virus

Fortunatamente, però, nessuno di questi è in grado di attaccare altro se non le amebe. Ciò non significa che non possano esistere anche dei loro coetanei pericolosi per gli uomini e la natura. A resuscitarli – è questo il pericolo – potrebbero non essere i gruppi di ricercatori scientifici, ma la crisi climatica in atto. L’innalzamento delle temperature, infatti, provoca lo scioglimento sempre più repentino del permafrost. Il riscaldamento globale, che nella zona artica avanza a ritmi preoccupanti, rischia di riportare in vita antichi virus e agenti patogeni. Al momento la comunità scientifica sembra essere relativamente tranquilla nell’affermare che è possibile scongiurare i timori di una pandemia. A preoccupare maggiormente, al momento, sono le paure per la crisi climatica. La scoperta dei venerandi virus rimane un fatto scientifico che può dare un aiuto nel campo della ricerca.

Roberta Gerboni

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Siciliana, vive a Roma. Appassionata di scrittura e giornalismo fin da giovane, inizia il proprio percorso in redazione a 17 anni, occupandosi di cultura e attualità. Per tre anni redattore del Corriere di Gela, si è dedicata alla redazione di articoli per varie testate online.
Laurea Magistrale con Lode in Lettere Classiche all' Università degli Studi di Siena, dopo aver conseguito la laurea triennale in Lettere a Catania.
Appassionata di salute, bellezza e delle vite dei reali di tutto il mondo.

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