NewsPrimo piano

Iran, i giovani cantano Bella Ciao. Piperno: “A Evin i miei giorni più duri”

Il canto dei partigiani ma anche gli inni degli Inti-Illimani risuonano nelle città iraniane in rivolta contro gli ayatollah

Il palcoscenico mediatico dei Mondiali di calcio in Qatar accende i riflettori sull’Iran e sui giovani che si stanno ribellando.

Da due mesi mezzo sono in corso proteste contro il regime della Repubblica islamica, duramente represse nel sangue.

iran rivolta alessia piperno velvetmag.it
Da sin., giovani iraniani in cerchio cantano contro il regime; Alessia Piperno nella prima immagine che ha pubblicato su Instagram dopo la liberazione

Iran-Usa, partita emblematica

Martedì sera 29 novembre si giocherà Iran-Stati Uniti. È una gara decisiva, dato che le due nazionali non avranno altre partite a disposizione per qualificarsi agli ottavi di finale. Gli Usa possono solo vincere mentre l’Iran può anche pareggiare. Ma solo se nell’altra partita del loro girone il Galles non batte l’Inghilterra. In realtà la partita richiama l’attenzione sul fatto che Iran e Usa sono paesi ostili tra loro da decenni. Nei giorni scorsi la federazione americana di calcio, in un’immagine diffusa sui social, aveva raffigurato la bandiera dell’Iran senza il simbolo centrale. Ossia senza l’emblema della Repubblica islamica, cioè del regime teocratico che governa il paese dal 1979.

“A Teheran tifano Usa”

L’eliminazione dell’emblema era probabilmente una provocazione a sostegno delle proteste anti regime. I media di Stato dell’Iran l’hanno presa come un affronto e hanno chiesto l’eliminazione degli Usa dai Mondiali. Su Twitter il corrispondente di Radio Radicale dalla Turchia, Mariano Giustino, sta documentando quotidianamente le violenze che subiscono i manifestanti contro il regime di Teheran. E invita a non cadere nella trappola della propaganda iraniana sull’importanza della partita Iran-Usa ai Mondiali del Qatar.

Non solo. Scrive in un tweet che “Gli iraniani tifano Usa. I giovani e il popolo che è insorto contro il regime tifano Usa. Il regime mobilitato per la partita Usa-Iran per distrarre l’attenzione dai massacri compiuti contro i pacifici manifestanti. Ma gli iraniani gridano ‘Viva gli Usa!’“.

iran torture giovani velvetmag.it
“Arash Sadeghi è in prigione e ha il cancro, Gli sono state negate le cure mediche e i farmaci: è sotto tortura e ha perso l’udito. Nonostante ciò, è preoccupato per i prigionieri senza nome, non per se stesso”. Da Twitter @MarianoGiustino

Torture, omicidi e suicidi

In Iran, secondo le organizzazioni umanitarie, si contano molte migliaia di arrestati a seguito delle manifestazioni di piazza contro gli ayatollah e della repressione delle forze di sicurezza. Sono centinaia i morti, molti dei quali adolescenti e anche bambini. Non si contano le torture in carcere e gli episodi di veri e propri crimini commessi dalla polizia e dalle forze dell’ordine.

Un ragazzo di nome Arshiya Imam-Gholizadeh, di 16 anni – scrive su Twitter Giustino di Radio Radicale – incarcerato per aver fatto cadere il turbante di un religioso dalla sua testa (è un gesto di protesta) si è suicidato pochi giorni dopo il suo rilascio. “Non ha sopportato le orribili torture subite“. Giustino documenta ogni giorno molti casi di cui viene a conoscenza, fra cui quello di Atefeh Noami, 37 anni, una donna attivista sempre presente nelle proteste anti regime delle scorse settimane. Improvvisamente scomparsa, il suo corpo è stato ritrovato dopo 8 giorni. “Massacrata dalle milizie del regime“. Ciò nonostante i giovani, nelle università e non solo, si ritrovano e cantano inni di resistenza. Compresa El pueblo unido jamàs serà vencido degli Inti-Illimani. E Bella Ciao, l’inno della resistenza italiana al nazifascismo.

Alessia Piperno sull’Iran

Sui social torna a scrivere e a postare foto Alessia Piperno, la travel blogger romana detenuta nella famigerata prigione di Evin a Teheran.

Dopo una prigionia senza motivo, per 45 giorni, e il rientro in Italia il 10 novembre scorso, Piperno racconta alcuni dettagli della sua vita in Iran, culminata con l’arresto e il carcere, prima della liberazione. “Non avevamo fatto nulla per meritarci di essere rinchiusi tra quelle mura – scrive la blogger 30enne – e non posso negare che siano stati i giorni più duri della mia vita. Ho visto, subìto, e sentito cose che non dimenticherò mai, e che un giorno mi daranno la forza per lottare accanto al popolo iraniano.

Poi precisa che “al tempo, non avevo partecipato alle proteste, perché ci era stato sconsigliato, e il rumore degli spari mi metteva paura. Adesso è diverso. Sono a casa, tra la mia famiglia e i miei amici, libera sì, ma fisicamente. È la mia mente a non esserlo, perché in quell’angolo di inferno sono ancora rinchiuse le mie compagne di cella, migliaia di iraniani, e il mio amico Louis.” “Sono tornata a una vita normale – prosegue – esco, a volte rido, faccio progetti per il mio futuro, e dormo in un letto. Oggi è lunedì, oggi in prigione si fa la doccia. Domani è martedì, ci sono i 5 minuti d’aria. La mia mente ora vive un po’ così, tra sorrisi, in un letto soffice, un piatto di pasta, e tra mura bianche dove le urla non cessano mai e dove l’aria si respira per cinque minuti, due volte a settimana.”

alessia piperno iran italia velvetmag.it
Alessia Piperno, 30 anni (al centro) appena rientrata in Italia dopo 45 giorni di prigionia in Iran, lo scorso 10 novembre, col sindaco di Roma Gualtieri (a destra). Foto Ansa/Comune di Roma

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

Back to top button