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Scandali in Vaticano, Becciu: “Il Papa mi ha ricevuto: ho chiarito tutto”

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Dopo un weekend infernale, durante il quale un nuovo scandalo è scoppiato suo carico, il cardinale Giovanni Angelo Becciu tenta di rassicurare i fedeli e l’opinione pubblica.

Il Santo Padre mi ha ricevuto in udienza” dice all’Ansa riguardo al caso che lo coinvolge. L’incontro sarebbe avvenuto sabato scorso 26 novembre, ovvero all’indomani della pubblicazione sulla stampa delle intercettazioni shock della Guardia di Finanza di Oristano di una presunta ‘cricca’ sarda che starebbe attorno al cardinale. Alto prelato nominato cardinale nel 2018 da papa Francesco e messo a capo, fino al 2020, della potente Congregazione delle cause dei santi, Becciu, originario di Ozieri (Sassari), è da tempo caduto in disgrazia. E adesso avrebbe affermato che il Papa “mi vuole morto.

Il cardinale Angelo Becciu (in alto a sinistra), e papa Francesco. Foto Twitter @NowMyNews

I finanzieri hanno effettuato le intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta che vede imputato il cardinale Becciu per l’affare di Sloan Avenue. E che adesso lo vedrebbe indagato in un nuovo filone d’inchiesta con l’ipotesi di reato di associazione a delinquere. Su quest’ultimo punto, però, arriva una smentita. “In relazione alle notizie apparse sulla stampa e, in particolare, a un’indagine per delitto associativo a carico del card. Angelo Becciu e altre persone, tra cui il prof. Tonino Becciu (fratello del porporato, n.d.r.) e la dott.ssa Maria Luisa Zambrano (nipote, n.d.r.), gli avvocati Paola Balducci e Ivano Lai comunicano quanto segue. Non risulta a carico degli interessati alcuna indagine per il reato di associazione per delinquere. Risultano in corso di svolgimento, invece, indagini preliminari condotte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari.”

“Su mannu grande vigliacco”

Le conversazioni via chat, a tratti grottesche, fra il cardinale e alcuni interlocutori sono condite da frasi in italiano e in dialetto sardo. Francesco viene ribattezzato “su mannu“, il grande, e lo si definisce “un grande vigliacco“. A parlare non è solo il prelato, ma anche una sua nipote e altre persone riferibili al ‘clan’ familiare del cardinale. Un gruppo intimo anche negli affari, in relazione alla cooperativa Spes facente capo a un fratello di Becciu che – secondo le accuse – avrebbe falsificato “927 bolle di consegna per il trasporto del pane” al fine di giustificare l’erogazione di somme di denaro alla Spes. Il tutto scavalcando l’allora vescovo di Ozieri, Sergio Pintor (in carica fra il 2006 e il 2012).

Becciu ossessionato da Francesco?

Dalle conversazioni via chat emerge la convinzione del cardinale Becciu che Francesco si sia accanito contro di lui, suo ex pupillo. E adesso, invece, tristemente protagonista, in qualità di imputato, al processo che vede come suo grande accusatore il Promotore di Giustizia vaticano, Alessandro Diddi. Oggetto del procedimento penale, il tentativo di far luce, almeno dal punto di vista giudiziario, sull’oscuro affare della compravendita del palazzo di lusso di Sloan Avenue, nel centro di Londra. Un’operazione a dir poco opaca, in cui la Santa Sede avrebbe speso circa 200 milioni di euro incautamente affidandosi a intermediari, faccendieri e speculatori.

Becciu, ex prefetto della Congregazione per le cause dei santi, mantiene il titolo di cardinale ma non può entrare in conclave

La difesa del cardinale

Il cardinale Becciu, però non ci sta. E passa al contrattacco. Così il 28 novembre fa sapere che il Papa lo ha ricevuto il 26 novembre e che “è stato, come sempre, un incontro cordiale.” “Oltre a fornirgli i chiarimenti che ho ritenuto necessari – sottolinea il cardinale imputato – gli ho manifestato e rinnovato la mia devozione assoluta. Egli mi ha incoraggiato rinnovandomi l’invito a continuare a partecipare alle celebrazioni cardinalizie.” Becciu ha poi aggiunto: “Il Santo Padre mi ha autorizzato a rendere noto” l’incontro avvenuto.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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