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Ucraina, 15mila persone scomparse nel nulla

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In 9 mesi di guerra totale, provocata dall’invasione russa del 24 febbraio scorso, in Ucraina oltre 15mila persone sono scomparse. Di loro non si sa più niente. Il dato è probabilmente da rivedere al rialzo.

Lo ha reso noto un funzionario della Commissione internazionale per le persone scomparse (International commissionon missing persons, Icmp), come riporta l’agenzia di stampa Reuters sul suo sito web. Secondo il direttore del programma dell’Icmp per l’Europa, Matthew Holliday, non è chiaro al momento quante persone gli invasori russi abbiano trasferito con la forza via da case, città e villaggi dell’Ucraina. Quante siano oggi detenute in Russia; quante altre siano vive e separate dai loro familiari o siano morte. In ogni caso, la ricerca dei dispersi durerà anni, anche dopo la fine dei combattimenti, ha aggiunto Holliday. Il direttore del programma dell’Icmp per l’Europa ha sottolineato come la cifra di 15mila per quanto riguarda gli scomparsi sia prudente. Basti considerare che nella sola città portuale di Mariupol le autorità stimano fino a 25mila fra abitanti morti e dispersi.

Un uomo affigge un cartello con l’immagine di una ragazza scomparsa nel luogo di un attacco missilistico russo Vinnytsia il 15 luglio 2022. Foto Reuters/Valentyn Ogirenko

Missili sugli ospedali dell’Ucraina

Continuano intanto i bombardamenti russi sulla città di Zaporizhzhia, nel sud dell’Ucraina, dove un attacco missilistico ha danneggiato un ospedale la notte scorsa, riferisce su Telegram il governatore della regione, Oleksandr Starukh. “Il nemico ha nuovamente attaccato la periferia di Zaporizhzhia. Questa volta i missili sono caduti vicino all’ospedale. Fortunatamente le persone non sono rimaste ferite, ma non si può dire lo stesso dell’edificio. Decine di finestre rotte“, ha precisato Starukh.

Nella notte fra il 22 e il 23 novembre i russi hanno colpito un altro ospedale, non lontano da Zaporizhzhia, a Vilnianska. Un bimbo nato da 2 giorni è morto. I bombardamenti nemici hanno centrato il reparto maternità. I soccorritori hanno estratto la madre dalla macerie, ancora viva. Nell’attacco sono rimasti feriti anche un ostetrico, trovato sotto le macerie, e due medici. Uno di questi sarebbe in gravi condizioni.

Svitlana, 73 anni, raccoglie legna per scaldarsi a Kherson. Foto Ansa/Epa Roman Pilipey

Kherson sotto il fuoco russo

Ed è salito a 7 il numero dei morti dopo i bombardamenti russi su Kherson del 24 novembre. Lo ha reso noto il governatore regionale Yaroslav Yanushevych. Circa 20 i feriti nella città del sud dell’Ucraina ritornata sotto il controllo di Kiev. Che però i russi hanno ripreso ad attaccare con artiglieria e lanciarazzi multipli dalla sponda opposta del fiume Dnipro.

Perdite alla centrale ucraina

Sul fronte del pericolo di incidenti nucleari, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) dell’ONU, Rafael Grossi, ha reso noto che i tecnici hanno ripristinato l’alimentazione esterna della centrale nucleare di Zaporizhzhia. E ciò è avvenuto “un giorno dopo la perdita dell’accesso all’elettricità esterna.” L’industria nucleare ucraina ha subito mercoledì scorso 23 novembre la più grave perdita di energia esterna dall’inizio del conflitto, ha affermato Grossi. Secondo il capo dell’Aiea servono misure serie per prevenire il pericolo di un grave incidente nucleare.

Persone per strada la sera a Kiev: la città è al buio a causa dei bombardamenti russi sulle infrastrutture energetiche. Foto Ansa/Epa Sergey Dolzhenko

Kiev, senza luce il 70% delle case

Nella capitale Kiev, invece, a partire da metà pomeriggio del 24 novembre il 70% delle abitazioni non ha la corrente elettrica. Manca il riscaldamento. L’approvvigionamento di acqua, pur funzionando, presenta problemi in alcune zone della città. Lo ha reso noto l’Amministrazione militare della capitale ucraina, sottolineando che le squadre di riparazione e di emergenza stanno lavorando intensamente.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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