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Rino Gaetano tra la musica e la denuncia sociale: storia di un’artista scomparso troppo presto

Oggi il cantautore, che avrebbe compiuto 72 anni è notissimo, ma per anni è stato incompreso

Rino Gaetano moriva il 2 giugno del 1981 a seguito di un tragico incidente. Ma di questo artista, di cui ancora oggi risuonano le melodie orecchiabili e la voce leggera, resta il ricordo attraverso i suoi testi che di leggerezza, in realtà, ne contenevano ben poca.

Rino Gaetano nasce a Crotone il 29 ottobre del 1950, ma per molti il cantautore è un ‘romano doc‘. Alla Capitale, infatti, fu legato in maniera viscerale. E in quel luogo, che lo vide crescere artisticamente e anche perdere la vita tragicamente, il cantautore è, oggi, celebrato come uno dei più grandi artisti italiani.

Rino Gaetano Sanremo
Rino Gaetano, Sanremo 1978 @Credits Ansa

La sua musica orecchiabile a cui si accompagna una voce che molti descrivevano, persino, come ‘stonata‘ riecheggia anche (e soprattutto) tra le generazioni che non l’hanno vissuto direttamente. Traspare leggerezza da quei testi che, in apparenza, risultano quasi canzonette. Testi che in realtà sono carichi di significati, di denuncia sociale, di riflessione e anche di coraggio, oltre le censure. Brani attuali che vivono e rivivono negli anni e che descrivono un artista, forse, troppo incompreso.

Ma il cielo è sempre più blu

Da Gianna a Berta Filava, da Ma il cielo è sempre più blu a Nuntereggae più, fino ad arrivare a quel canto di un amore sfiorito che può risorgere che è A mano a mano, rendono, oggi, Rino Gaetano immortale. Aspirante geometra, capì ben presto che la sua vera passione era l’arte. L’estro, la creatività e il talento diedero vita ben presto ad un cantautore in grado di affrontare temi forti e di denuncia sociale con la ‘leggera forza’ di canzoni che s’imprimo nella mente. I suoi contemporanei sono colossi come Renato Zero, Lucio Dalla, Battisti, Mia Martini. E, in quel mondo fatto già da ‘giganti’, sembra difficile imporsi. E questo Rino Gaetano lo ha compreso bene, quando troppo spesso fu incompreso.

Rino Gaetano cantautore
Rino Gaetano a la trasmissione televisive ‘Aquario’ (1978) @Credits Ansa

Entra ufficialmente nella discografia italiana nel 1973 con un 45 giri in cui interpretava la canzone I love you Marianna sotto lo pseudonimo di Kammamuri’s. Esce nel 1974 con il primo album, Ingresso libero, praticamente ignorato dagli esperti del settore e dal pubblico. Difficile, con molta probabilità, il fascino dei suoi testi che risiedeva, non solo nel racconto di storie romantiche e sogni, ma anche di ingiustizie e disillusioni. Un anno dopo arriva Ma il cielo è sempre più blu, uno dei capolavori di Rino Gaetano. Una canzone innovativa, sia dal punto di vista della struttura che del contenuto. Ma il cielo è sempre più blu è carico di intenso significato che, attraverso le contraddizioni della società, racconta storie scomode con un ritmo piacevole e coinvolgente mettendo insieme: “Chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia“.

Rino Gaetano a Sanremo

Il 1976 è l’anno di Mio fratello è figlio unico, che comprende il brano Berta filava. Questo secondo album mette insieme emarginati, esclusi, ma anche sentimenti. Tutto raccontato con ironia dura e cruda, ma senza mezzi toni: una chiara denuncia sociale. Una carriera breve stroncata ad appena 31 anni, ma ricca di contenuti preziosi. E un’ulteriore prova è Aida, il terzo album del 1977. Qui gli arrangiamenti sono più curati, ma quello che emerge è il sarcasmo di Rino Gaetano. Nell’album si trova un parallelo con una donna che ricorda la sua storia che, poi, altro non è che quella dell’Italia stessa. Aida è l’opera di Verdi, l’opera di una Nazione. Ma con Gaetano diventa illusione; illusione dalla liberazione dal Fascismo che approda negli scandali e nella corruzioni.

Rino Gaetano cantante
Rino Gaetano canta in vestaglia (1978) @Credits Ansa

Le canzoni di questo album si mescolano in contrasto con ciò che circonda l’epoca del cantautore e tutto è amplificato dal modo di cantare quasi sgraziato, ruvido e provocatorio. Ancora nel 1978 Nuntareggae, con la critica di un uomo che non si era mai schierato politicamente e tentava di offrire una visione a 360°. Nello stesso anno arrivano Gianna e la partecipazione a Sanremo. Un testo che Rino Gaetano pare non avesse amato troppo, e oggi potremmo azzardare a dire, ingiustamente. Ancora una volta c’è tutto: c’è lui, c’è Rino Gaetano che regala un ‘motivetto’ orecchiabile che qualcuno, erroneamente, canticchia come una canzonetta. C’è ironia, c’è storia, c’è racconto, c’è critica di un mondo che troppo spesso rinuncia alle sue idee, pur di non rinunciare alle comodità. “Ma la notte la festa è finita… chi vivrà vedrà“. Frac, camicia a righe e tuba in un’esibizione che rimarrà nella storia e che gli consegnerà il terzo posto al 28° Festival della Canzone Italiana (troppo poco, possiamo azzardare oggi).

Una fine tragica ed un ricordo immortale

Rino Gaetano torna l’anno dopo con l’album Resta vile maschio dove vai. Ancora tanti successi fino al periodo di crisi del 1980, dal quale (all’epoca) non trovò riscatto, andando incontro ad una morte tragica l’anno dopo. Il 2 giugno del 1981 è una data dolorosa. Tornando a casa alle prime luci del mattino, sulla via Nomentana, all’altezza di via Carlo Fea, il cantante si scontra con un camion nella corsia opposta e batte forte la testa. Quando i soccorsi arrivano, Rino Gaetano era già in coma. Per molti, però, le cause delle sua morte restano ancora incerte. Difatti, portato d’urgenza al Policlinico Umberto I, in assenza di un reparto adeguato per gli interventi d’urgenza al cranio, fu trasferito al Gemelli dove morì alle 6 del mattino.

Per tanti La ballata di Renzo, che racconta di un fatto simile e quasi un predizione del futuro. Forse oggi può restare il rammarico di non aver potuto assaporare le innovazioni dei suoi testi e della sua musica e di tutto quello che ancora avrebbe potuto raccontare. Ma per chi oggi ha veramente capito il senso della sua arte, Rino Gaetano è immortale vivo ogni giorno attraverso i testi delle sue canzoni, come quel fiore che “neanche l’inverno potrà mai gelare“.

Francesca Perrone

  • Cultura, Ambiente & Pets

    Messinese trasferita a Roma per gli studi prima in Scienze della Comunicazione Sociale presso l'Università Pontificia Salesiana, con una tesi su "Coco Chanel e la rivoluzione negli abiti femminili", poi per la specializzazione in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo alla Sapienza. Collabora con l'Agenzia ErregiMedia, curando rassegne stampa nel settore dei rally e dell'automobilismo. La sue passioni più grandi sono la scrittura, la moda e la cultura.
    Responsabile dei blog di VelvetMAG: VelvetPets (www.velvetpets.it) sulle curiosità del mondo animale e di BIOPIANETA (www.biopianeta.it) sui temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità.

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