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Nella cornice festivaliana dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone è il tempo del ritorno di Jennifer Lawrence in Causaway che quasi la riporta ai suoi esordi.
Tra i film Progressive cinema, in concorso alla Festa del Cinema di Roma vi è anche Causeway, la pellicola di Lilia Neugebauer, al suo debutto alla regia. Il ritratto intimo di una soldatessa che torna nella sua New Orleans nel tentativo di adattarsi alla vita dopo un incidente mentre era in missione. La pellicola, che vede il grande ritorno di Jennifer Lawrence, sul grande schermo debutterà su Apple TV+ il prossimo 4 novembre 2022.
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In Causeway, la Lawrence interpreta Lynsey, una giovane militare statunitense. In seguito ad una bomba scoppiata nel suo convoglio in Afghanistan, Lynsey subisce una lesione celebrare che la porta a fermarsi e a prendersi cura in un centro specializzato. Ma al suo ritorno nella città natale, New Orleans, un’altra battaglia dovrà affrontare e sarà quella contro i suoi stessi demoni che aveva vagamente abbandonato tra le mura di casa dove, ad attendere il suo ritorno è la madre, tacciata – nel corso della trama – come una persona inaffidabile.
Jennyfer Lawrence in Causeway si impegna in una recitazione semplice, minimalista, ma di grande efficacia. Veste i panni di Lynsey e la traccia di sofferenza costante sul suo volto che, altro non è nel film della Neugebauer il filo sul quale si poggia la narrazione. La macchina da presa non si sposta mai dallo sguardo dell’attrice se non in pochissimi frammenti del film inquadrando visi altrui che circondano l’attuale vita della giovane ex militare. Con Lynsey si esplora con lentezza il modo con cui si affrontano dei traumi psicologici e fisici che i soldati riportano in guerra, ma anche le difficoltà, le incomprensioni e le sofferenze che sembrano aver segnato le vite precedenti. E se Lynsey ha deciso di arruolarsi e partire per mete lontane, il trauma primordiale, forse, si nasconde proprio tra le mura di casa.
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Il film – in concorso alla Festa del Cinema di Roma 2022 – scorre in modo fluido, ricco di silenzi avvalorati da una fotografia di scena che spinge sui colori freddi. Sullo sfondo, un’inedita New Orleans che è scena stessa di due incontri significativi. La storia di un amicizia non semplice, ma tenera quella con James (Brian Tyree Henry) e l’incontro in carcere con il fratello sordomuto. Tra i due avviene un colloquio chiarificatore attraverso il linguaggio dei segni, ed è qui che il peso delle parole acquista un significato importante e mantiene quel costante velo di silenzio che si percepisce in tutto il film. La voglia di non usare mai parole di troppo – quasi come se fosse una necessità – è incisivo nella sequenza che vede i due giovani ragazzi divisi da un vetro.
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