Xi Jinping. Foto Ansa/Epa Mark R. Cristino
Dal 16 ottobre al via in Cina il XX Congresso del Partito Comunista. Il suo segretario, nonché presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, 69 anni, sarà ‘incoronato’ al vertice del partito e della superpotenza mondiale per la terza volta. Diverrà così il più potente leader del paese dai tempi di Mao Zedong.
La Cina è la superpotenza emergente del XXI secolo, lo Stato più popolato al mondo con 1 miliardo e 450 milioni di abitanti sugli 8 miliardi di umani sulla Terra (dati Worldometer 2022). Pechino amministra il quarto paese del mondo per estensione, con una superficie di 9,5 milioni di chilometri quadrati.
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Xi Jinping, ricorda l’Agi, è diventato segretario generale del Partito Comunista 10 anni fa, nel novembre 2012, alla fine del 18° Congresso del PCC, e ha assunto la carica di presidente della Cina nel marzo dell’anno successivo. Dopo i rinnovi di entrambe le cariche, rispettivamente nel 2017 e nel 2018, dall’appuntamento politico al via il 16 ottobre è attesa una rottura con la tradizione dei due mandati. Xi Jinping sta per entrare nella storia come il nuovo Mao, una sorta di imperatore dai poteri assoluti o quasi.
Non sono mai emersi possibili candidati alla successione di Xi Jinping alla testa della Cina. Uno dei tratti distintivi della sua leadership è stata la campagna contro la corruzione. Dopo la sua ascesa a vertici del partito, Xi promise una lotta ai funzionari corrotti senza riguardi. Il presidente cinese ha costruito un apparato repressivo e moralizzatore durissimo: la Commissione Centrale per l’Ispezione Disciplinare. Un’entità che nell’ultimo decennio ha messo sotto inchiesta circa 4,7 milioni di funzionari del Partico Comunista Cinese. Molti alti dirigenti hanno ricevuto condanne per “gravi violazioni disciplinari“.
Xi Jinping. Foto Ansa/Epa Mark R. Cristino
Tali dirigenti sono stati rimpiazzati da fedeli sostenitori di Xi Jinping. Il controllo di Xi sulla Cina passa attraverso la macchina del partito e, in particolare, piega Eugenio Buzzetti dell’Agi, il Dipartimento dell’Organizzazione, che gestisce le risorse umane e controlla le nomine più importanti. Un anno fa i dirigenti del Partito Comunista Cinese hanno approvato la risoluzione storica a 100 anni dalla fondazione. Oltre ad aver ribadito alcune posizioni già note, come l’auto assoluzione per la strage di piazza Tienanmen del 4 giugno 1989, i dirigenti politici cinesi hanno stabilito “lo status del compagno Xi Jinping come nucleo del Comitato Centrale e dell’intero partito“. E anche “il ruolo guida del pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per la nuova era“.
Studenti in piazza Tienanmen nel 1989 durante la rivolta studentesca avviata con l’occupazione della più importante e simbolica piazza di Pechino il 15 aprile e culminata con l’irruzione dei carri armati e il massacro di migliaia di giovani nella notte fra il 3 e 4 giugno dello stesso anno. Foto Ansa/Reuters
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