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Siccità, in Europa è la peggiore degli ultimi 500 anni

Solo nel 1540 fu più grave. Incendi e caldo soffocante per mesi in Italia, roghi senza precedenti in Francia e Spagna

L’Europa e l’Italia con essa, ha vissuto quest’estate la peggiore siccità degli ultimi 500 anni. Lo indicano i dati del Programma europeo di osservazione della Terra: Copernicus, gestito dalla Commissione Ue e dall’Agenzia spaziale europea.

Le immagini registrate dal satellite Sentinel 2 indicano che, tra il primo luglio e il 31 agosto, vaste regioni sono passate da un verde acceso a un marrone arido a causa della siccità. I danni più gravi sono ben visibili nel sud-est della Gran Bretagna, in Francia settentrionale e in Germania. Ma anche in Polonia ed Europa orientale. I dati dell’Osservatorio Globale sulla Siccità (Global Drought Observatory) indicano che il 47% dell’Europa ad agosto si trovava in condizioni allarmanti. I segnali più gravi erano la mancanza di umidità nel suolo e gli effetti negativi sulla vegetazione. Inoltre, il livello dell’acqua nei fiumi, compresi il Reno, il Danubio e il Po, è sceso così tanto da impedirne la navigazione. Il clima eccezionalmente caldo e secco ha notevolmente aumentato il rischio di incendi boschivi.

Foto Ansa/ Riccardo Dalle Luche

La siccità del 1540

La siccità è stata descritta come la peggiore che l’Europa abbia registrato in 500 anni. L’ultima grande siccità, infatti, colpì il Vecchio Continente nel 1540. L’ondata di caldo estremo avvenuta in quel periodo fu molto persistente, con una durata di ben 11 mesi, portando a circa 90-95 giorni di pioggia in meno rispetto alla media dell’Europa occidentale e centrale del XX secolo. La siccità idrologica risultò altrettanto estrema: la portata di fiumi come Reno ed Elba scese addirittura del 90% e i corsi d’acqua più piccoli si prosciugarono completamente.

I roghi e la siccità

Secondo i dati di Copernicus Atmosphere Monitoring Service, gli incendi boschivi in Europa hanno causato il livello di emissioni inquinanti nell’aria più elevato degli ultimi 15 anni. La combinazione dell’ondata di calore di agosto con le prolungate condizioni di siccità in tutta l’Europa occidentale ha determinato un aumento dell’attività, dell’intensità e della persistenza dei roghi, sebbene molti di essi siano dolosi.

Incendi a Pantelleria, in Sicilia, lo scorso 17 agosto. Foto Ansa/Max Firreri

Secondo i dati distribuiti da CAMS Global Fire Assimilation System, le emissioni totali per gli incendi boschivi dell’Unione europea e della Gran Bretagna dal primo giugno al 31 agosto 2022 sono stimate pari a 6,4 megatonnellate di carbonio. Un livello così elevato non si raggiungeva dall’estate del 2007. Le emissioni dell’estate 2022 derivano in larga parte dai devastanti incendi che hanno interessato la Francia sud-occidentale e la penisola iberica. Francia e Spagna hanno registrato il più alto numero di emissioni da incendi boschivi degli ultimi 20 anni.

Incendi in Russia

In altre aree dell’emisfero settentrionale, che tipicamente sperimentano il picco dell’attività di incendi boschivi durante i mesi estivi, le emissioni totali stimate sono state invece notevolmente inferiori rispetto agli ultimi anni. Le regioni più centrali e occidentali della Russia, tra cui il circondario autonomo degli Chanty-Mansi e il distretto di Rjazan, hanno rilevato un numero maggiore di incendi boschivi, che ha portato a diversi giorni di fumo denso e di peggioramento della qualità dell’aria. Le emissioni totali stimate per gli incendi nei territori del Circondario federale centrale della Russia sono state le più elevate dai grandi incendi delle torbiere che hanno colpito la Russia occidentale nel 2010.

Prati e vegetazione rinsecchita nei parchi di Milano quest’estate. Foto Ansa/ Matteo Corner

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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