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Mare, stop alla balneazione sulla Riviera romagnola

Eccesso di presenza del batterio escherichia coli. Le temperature torride creano forti squilibri anche nelle acque

Mare vietato, e stop alla balneazione, in una trentina di punti della Riviera romagnola, da Goro a Cattolica. Troppa elevata la concentrazione del batterio escherichia coli.

I tecnici dell’agenzia regionale per la protezione ambientale dell’Emilia Romagna hanno individuato valori anomali delle acque del mare. Ovvero il superamento dei limiti della presenza del batterio escherichia coli in 28 siti sui 98 esaminati. Il divieto per il rischio di valori fuori norma è consueto nelle 24 ore successive alle piogge. Ma non piove in maniera consistente da mesi. E per questo, al momento, il fenomeno è senza spiegazione.

Foto Ansa/Marco Paganelli

Dove è vietato fare il bagno

I tratti in cui è vietata la balneazione riguardano Goro e diversi punti del mare riminese: la spiaggina di Goro, Bellaria (Rio Pircio), Torre Pedrera (Cavallaccio), Viserba (La Sortie, Spina-Sacramora), Rivabella (Turchetta), Rimini (foce Marecchia, Ausa). Ma anche Bellariva (Colonnella), Marebello (istituto Marco Polo), Miramare (Roncasso, Rio asse nord), Riccione (foce Marano, fogliano Marina, porto canale, colonia Burgo). E infine Misano Adriatico (rio Alberello, rio Agina), Cattolica (torrente Ventena). Nell’elenco iniziale c’erano anche Cervia (Pinarella), Bellaria (foce Vena 2, foce Uso, Pedrera grande), Torre Pedrera (Pedrera grande Sud), Viserbella (La Turchia). Ora però non ci sono più perché i valori sono rientrati.

Sono ancora in corso i campionamenti aggiuntivi nelle restanti acque di balneazione del mare, al fine di verificare l’andamento dei fenomeni di inquinamento“, spiega Arpae. L’anomalia dei dati non ha spiegazioni per l’Agenzia regionale per l’Ambiente. Se non nell’ “insieme di eccezionali condizioni meteorologiche“. In sostanza, è la tesi al momento prevalente fra i tecnici, il clima torrido e di siccità senza precedenti “può avere avuto un effetto particolarmente impattante sulla composizione delle acque marine“.

Il litorale di Rimini. Foto Ansa

Mare inquinato, perché

Ciò significa una “temperatura dell’acqua molto elevata da molte settimane. Con valori oscillanti intorno ai 30°, prolungata assenza di ventilazione, scarso ricambio delle acque. E mancata diluizione delle immissioni nei corsi d’acqua che arrivano a mare per la forte siccità“. Si tratta delle stesse condizioni che avrebbero favorito il proliferare di una microalga, la fibrocapsa japonica, la cui fioritura porta l’acqua a diventare color ruggine. La fibrocapsa è però innocua per i bagnanti.

Jamil Sadegholvaad, sindaco di Rimini

Il sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad, fa sapere che si terrà un incontro tecnico sul tema tra Regione, Arpae, Ausl Romagna e i Comuni costieri. L’obiettivo è trovare una spiegazione e al contempo una soluzione al fenomeno. I limiti normativi sono superati nonostante “a causa della siccità le paratie a mare non siano aperte da quasi un mese e mezzo. E la stessa Hera, che gestisce il ciclo integrato delle acque, ha formalmente comunicato di non avere riscontrato alcun guasto o difetto alla rete acquedottistica e fognaria“. Il fenomeno sarebbe avvenuto anche in altri mari italiani. E alcuni esperti hanno ipotizzato che la causa sia appunto l’anomala ondata di calore che ha innalzato la temperatura marina troppo a lungo.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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