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Siccità, il cuneo salino del Po risale il fiume per 40 chilometri

Impossibile prelevare acqua per irrigare. A rischio anche le estrazioni a fini di acqua potabile

L’Italia continua a essere stritolata dalla siccità. Le temperature da record, la totale arsura e l’assenza di precipitazioni (da mesi) sta distruggendo fiumi, laghi e bacini idrici.

Secondo i dati dell’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche, il Po sta per toccare una soglia drammatica. La siccità ne sta annullando la portata. Gli ultimi rilevamenti effettuati a Pontelagoscuro, nel Ferrarese, hanno evidenziato che la portata del fiume è ormai prossima a toccare i 100 metri cubi al secondo. Un dato questo che “decreterebbe la fine dell’immagine di grande fiume” scrive l’Osservatorio. Le conseguenze, soprattutto di carattere ambientale, sono molto gravi.

Foto Ansa/Riccardo Dalle Luche

Durante l’alta marea, la risalita del cuneo salino lungo il corso del Po ormai sfiora i 40 chilometri dalla foce di Goro. Questo fenomeno interessa ormai i tratti terminali di quasi tutti i fiumi del Nord Italia, che la siccità sta penalizzando oltremodo. Il pericolo derivante dalla risalita del cuneo salino è quello che si intacchinoi prelievi” di acquaa uso potabile“. Quelli per uso agricolo di irrigazione sono in parte già azzerati. Il confronto fra i dati sulla portata minima mensile del Po di quest’anno e quelli degli scorsi anni è impietoso. Cresce la preoccupazione. Basti pensare che l’ultimo record negativo è datato luglio 2006, 16 anni fa. In quel mese il dato registrato fu di 237 metri cubi al secondo: oltre il doppio degli attuali. Secondo le proiezioni previste, per il 2022 la portata media del Po si attesterà presumibilmente al di sotto dei 170 metri cubi al secondo.

Siccità: “Mai così al Nord

Nel Nord Italia c’è una condizione di siccità finora sconosciuta. È evidente che non basterà qualche temporale a riportare in equilibrio il bilancio idrico” evidenzia Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue. “In questa prospettiva è ancora più preoccupante che siano proprio Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte le regioni che, nel 2021, hanno maggiormente consumato e cementificato suolo“. In questo modo “lo hanno sottratto all’agricoltura e alla naturale funzione di ricarica delle falde, accentuando al contempo il rischio idrogeologico“.

Bagnanti sul Lago d’Iseo, in Lombardia. Foto Ansa/Filippo Venezia

Laghi e fiumi

A eccezione del Lago di Como, i grandi bacini settentrionali si avvicinano al livello percentuale di riempimento zero, al cui raggiungimento non si potrà più rilasciare un quantitativo d’acqua superiore a quello affluito nell’invaso. Si tratta dei laghi Iseo, Maggiore e Garda. A Nord Ovest è la Dora Baltea, in Valle d’Aosta, il fiume che resiste meglio alla siccità e gode di maggiore salute idrologica. Cala invece il torrente Lys e, in Piemonte, i violenti fenomeni temporaleschi hanno portato gravi disagi al territorio, senza sostanziali miglioramenti alla condizione idrica complessiva.

Il fiume Adda. Foto Ansa/Andrea Canali

Analoga è la situazione in Lombardia, dove il fiume Adda resta su valori praticamente dimezzati rispetto al consueto e le riserve idriche sono del 70% inferiori a quelle dell’anno scorso, segnando -64% rispetto alla media mensile. In Veneto, nonostante una leggera ripresa come per il Piave, il fiume Adige (secondo corso d’acqua italiano) stenta a superare la soglia dei -4 metri sul livello idrometrico.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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