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Elezioni, ombre sulla caduta di Draghi: “Trame fra la Russia e la Lega”

Salvini derubrica a chiacchiere uno scoop della Stampa, Letta attacca: "Chiarisci in Parlamento"

Mosca era interessata alle vicende del Governo italiano e alla sua possibile destabilizzazione, per il tramite della Lega. Lo scrive oggi La Stampa. Secca la replica di Matteo Salvini: “Fesserie“.

Il giornalista Jacopo Iacoboni scrive un retroscena bomba in piena campagna per le elezioni, che riguarda i contatti del consigliere per i rapporti internazionali del leader della Lega Salvini, Antonio Capuano, con Oleg Kostyukov. Quest’ultimo sarebbe “un importante funzionario dell’ambasciata russa” in Italia. La Stampa riporta stralci di documenti dell’intelligence, con i colloqui tra il consigliere del Carroccio e il funzionario di Mosca, due mesi prima della caduta del Governo Draghi. Ovvero nel periodo in cui Lega e Movimento Cinque Stelle si schieravano contro un nuovo invio di armi all’Ucraina.

Matteo Salvini. Foto Ansa/Riccardo Antimiani

Il diplomatico, facendo trasparire il possibile interesse russo a destabilizzare gli equilibri del Governo italiano con questa operazione – scrive La Stampa citando fonti dell’intelligence – avrebbe fatto delle richieste. E in particolare “se i ministri della Lega fossero intenzionati a rassegnare le dimissioni dal Governo“. Il quotidiano torinese afferma che Kostyukov è l’uomo che comprò i biglietti della missione, poi saltata, di Matteo Salvini a Mosca (ben prima della caduta del Governo e quindi delle elezioni). E ricostruisce le fasi di quei rapporti, osservando che le conversazioni tra Capuano e Kostyukov sulla situazione del Governo italiano avvengono tra il 27 e il 28 maggio, mentre il giorno prima, il 26 il presidente del Consiglio, Mario Draghi, tentava di sbloccare la crisi del grano parlando al telefono con Vladimir Putin.

Salvini: “Lavoro per la pace

La replica al reportage de La Stampa è arrivata a stretto giro. “Sono fesserie. Io ho lavorato e lavoro per la pace e per cercare di fermare questa maledetta guerra” dichiara Salvini a Radio 24. “Figurati se vado a parlare di ministri e viceministri, mi sembra la solita fantasia su cui c’é Putin, c’è il fascismo, il razzismo, il nazismo, il sovranismo. Non penso che Putin stia dietro al termovalorizzatore di Roma” ironizza.

Elezioni, il Centrodestra

Lo scenario irrompe nel bel mezzo della campagna per le elezioni. E il segretario del PD, Enrico Letta, attacca su Twitter: “Vogliamo sapere se è stato #Putin a far cadere il Governo #Draghi, sarebbe gravissimo.” Il tutto il giorno dopo che, nel Centrodestra, sembrava tornato il sereno. Silvio Berlusconi è soddisfatto di quanto emerso nel summit a Montecitorio. L’alleanza “esce unita, non sui posti ma sulle idee, sul programma, sui progetti per l’Italia. E anche sui criteri per indicare il candidato premier“.

Il leader di Forza Italia coglie l’occasione di un’intervista al Quotidiano Nazionale per chiarire che non ci sono veti su Giorgia Meloni premier. “Meloni, come Salvini, come tanti esponenti di Forza Italia e degli altri partiti della coalizione, ha tutte le carte in regola. E anche l’autorevolezza per guidare un Governo di alto profilo, credibile nel mondo, saldamente legato all’Europa e all’Occidente”. “Le tre grandi forze politiche del Centrodestra sono tutte necessarie numericamente per vincere e politicamente per governare” sottolinea Berlusconi.

Sondaggi? Non contano

Quindi non ha senso valutarle sulla base di sondaggi, dice il Cavaliere. Da mesi le rilevazioni demoscopiche sulle intenzioni di voto degli italiani alla elezioni non sono lusinghiere per Forza Italia. Per lo meno rispetto alla Lega e a Fratelli d’Italia. Attualmente il partito di Berlusconi si colloca attorno al 7-8% e sta pagando la ‘collaborazione’ alla caduta di Draghi. La Lega sta pagando di più: è sotto il 15%. Il partito di Giorgia Meloni è invece il primo in assoluto col 23-25%.

Silvio Berlusconi. Foto Ansa/Daniel Dal Zennaro

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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