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Gustav Klimt la verità dell’artista dietro al reale significato de “Il Bacio”

Benché visse a cavallo tra il XIX e il XX secolo gran parte della vita di uno dei maggiori esponenti dell'Art Nouveau rimane avvolta da un velo di mistero

Tra i maggiori esponenti della Secessione Viennese e uno dei rappresentati indiscussi dell’Art Nouveau, Gustav Klimt rimane una delle personalità più misteriose della sua era. Nato il 14 luglio del 1862 e vissuto a cavallo tra il XIX e XX secolo resta uno degli artisti più grandi e allo stesso tempo enigmatici del ‘900.

Le sue opere sono entrate a far parte della cultura pop e questo ha reso Gustav Klimt famoso ed apprezzato anche da generazioni che, oggi, potrebbero sentirsi poco affini alla storia dell’arte. Eppure, dietro a quel Bacio stampato nelle borse e nelle magliette, in cui tanti scorgono la rappresentazione dell’amore vero, pare ci sia ben altro. Persino in netta contrapposizione.

Gustav Klimt

Gustav Klimt ha scritto, senza dubbio, una parte indissolubile della storia dell’arte. Ma dietro il bagliore e il luccichio di quell’oro che invade e primeggia in moltissime delle sue tele, c’è una personalità schiva, riservata, che si racconta attraverso le sue opere e quasi mai attraverso gesti e parole.

Gustav Klimt lontano dal vero amore

Secondo gran parte della critica più contemporanea potrebbe addirittura capitare di fraintendere Gustav Klimt scorgendo nelle sue opere la rappresentazione e l’esaltazione dell’amore. È vero che nel momento in cui si riesce a cogliere un significato personale nell’opera che si guarda o si ascolta si entra in relazione con essa; ma, tuttavia, credere di cogliere leggiadrie amorose nel pensiero di Klimt potrebbe essere (secondo alcuni) fuorviante e lontano dalla verità. Ci basti guardare al Bacio, in quest’opera che rappresenta quasi il manifesto dell’artista viennese, non sembra rivelarsi una coppia in cui entrambi sono pari e simili. La donna è inginocchiata ai piedi dell’uomo e i due corpi, che pur si fondono nell’estasi dell’eros, sono diversi a rappresentare la differenza costante e prepotente che distingue l’universo maschile da quello femminile.

Klimt Il Bacio
Il Bacio di Gustav Klimt

Del resto la rappresentazione dell’amore potrebbe essere lontana dalla vita stessa di Gustav Klimt. Schivo e riservato, tuttavia appare lontano da qualsiasi canone affettivo. Si racconta, infatti, che ebbe almeno sei figli da tre donne diverse senza riconoscerne nessuno. Ma nessuna delle madri dei suoi figli fu, pare, il suo vero amore. Che ci fu: Emilie Flöge. Di questa grande passione contrastata e a tratti infelice ne fornisce una descrizione Hans Tietze in un articolo scritto ad un anno dalla morte di Klimt. “C’era in lui come una lacerazione che gli impediva di abbandonarsi alla vita – si legge da una traduzione di Elena PontiggiaPer molti anni fu legato da intima amicizia a una donna, ma non riuscì mai a decidersi a un sì definitivo. Si sente che la nevrosi erotica che anima i suoi disegni più vibranti nasce da un’esperienza dolorosa“.

Le donne e la morte

Un sentimento che si fa scudo dietro quell’oro sfavillante, ma che non trova il coraggio forse di esprimersi veramente. “Klimt non ha mai voluto assumersi la responsabilità di essere felice, e l’unico privilegio che concesse alla donna che amò per anni fu di consolarlo nel momento della morte“. Si parla della vita sregolata di Gustav Klimt quasi a volerlo confinare nel ‘girone’ dei ribelli. Eppure, quello che appare è un uomo che conobbe una sua versione dell’amore e come tale la rappresentò. E così come l’amore anche la società assume una rappresentazione personale aliena dai canoni imposti; ma non rivoluzionaria verso la visione tradizionale degli affetti. I suoi temi riguardano più spesso la continua domanda sull’esistenza sul senso del vivere; e tali domande trovano rappresentazione, più che risposta, nei corpi femminili che da sempre hanno ispirato la storia dell’arte.

Klimt La Vergine
La Vergine di Gustav Klimt

La donna angelo che si contrappone alla donna potente. Klimt ci presenta la potenza e l’ambiguità racchiuse nella donna con Giuditta. Nelle due opere dedicate a questa figura biblica l’artista viennese mostra, non solo l’eroina, ma più ‘semplicemente’ la donna capace di uccidere l’uomo. Donne e morte, in tanti vedono questa assonanza nelle opere di Klimt, che emerge quasi a creare una relazione fra le due. In una delle sue ultime opere La Vergine, ad esempio, anche se non ci sono immagini esplicite di morte ci sono diversi corpi di donne aggrovigliati, ammassati quasi a voler suggerire un significato simbolico di vacuità del corpo. Immagini fluide pronte a scomparire o più poeticamente a trasformarsi. È questa la visione che Klimt, forse, ha del mondo; fluido, sempre in mutamento che perde di senso nello stesso momento in cui lo acquisisce.

La Secessione Viennese fino alla fine

Forse confinare Gustav Klimt in una mera descrizione testuale è quasi impossibile. Singolare, affascinante che dal lavoro di orefice del padre, trae l’ispirazione per inserire questo materiale nelle sue opere e dalla sua visione personale della vita trova l’ispirazione per contrapporsi all’accademia viennese. Quasi come conseguenza naturale della sua stessa esistenza, dunque, Gustave Klimt prende parte alla Secessione Viennese che tenta di portare l’arte fuori dai canoni accademici. L’arte doveva essere un’opportunità per sollevarsi dall’insensatezza della vita e non poteva chiudersi, dunque, dietro rigidi dettami.

Nel 1894, quando l’Università di Vienna gli commissionò la decorazione del soffitto dell’aula magna, Klimt diede chiara dimostrazione della sua opposizione al classicismo. Doveva rappresentare la luce che trionfa sulle tenebre, simbolo dell’Illuminismo; ed invece, il soffitto si ricoprì di corpi attorcigliati e nudi. Questo espediente segnò, con grande probabilità, la fine della carriera pubblica di Klimt. Ma tuttavia, a fronte della sua fama e della sua indiscutibile eredità, potremmo dire che l’artista mai si pentì delle sue scelte. In una delle sue pochissime dichiarazioni ammise: “Chi vuole sapere di più su di me, cioè sull’artista, l’unico che vale la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio“. Ma probabilmente ad oggi un velo di mistero resta su quel “chi sono” e questo ne restituisce fascino e meraviglia.

Francesca Perrone

  • Cultura, Ambiente & Pets

    Messinese trasferita a Roma per gli studi prima in Scienze della Comunicazione Sociale presso l'Università Pontificia Salesiana, con una tesi su "Coco Chanel e la rivoluzione negli abiti femminili", poi per la specializzazione in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo alla Sapienza. Collabora con l'Agenzia ErregiMedia, curando rassegne stampa nel settore dei rally e dell'automobilismo. La sue passioni più grandi sono la scrittura, la moda e la cultura.
    Responsabile dei blog di VelvetMAG: VelvetPets (www.velvetpets.it) sulle curiosità del mondo animale e di BIOPIANETA (www.biopianeta.it) sui temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità.

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