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Papa Francesco parla di dimissioni: potrebbero diventere una consuetudine?

Il Pontefice torna a parlare della scelta di Ratzinger e non esclude le sue dimissioni in futuro

Papa Francesco è tornato a parlare in questi giorni del tema delle dimissioni papali, sulla scia della scelta che fu di Benedetto XVI nel 2013. Sua santità ha dichiarato recentemente, per mettere a tacere tutte quelle voci che lo volevano in procinto di dimissioni imminenti, che al momento queste non sarebbero nella sua agenda. Tuttavia Francesco ha ammesso che, in determinate condizioni non le esclude in futuro.

Arrivato il momento che non ce la faccio anche io lo farò, Papa Ratzinger è stato un grande esempio” ha spiegato alle telecamere. Ecco che così quell’eccezione realizzatasi nel 2013 e nel lontanissimo 1292 (quel Papa Celestino V che come scrisse Dante nel terzo canto dell’Inferno: “fece per viltade il gran rifiuto”), potrebbe divenire una sorta di regola? Dopo circa 2000 anni di storia, ben 266 Papi, alla figura di Pietro che morì sulla croce per la parola di Cristo, potrebbe mai sostituirsi un legislatore a tempo determinato?

 

Il ruolo del papa e la figura di San Pietro

Papa Francesco avrebbe lasciato intendere senza troppi giri di parole che quando fisicamente sentirà di non riuscire più a gestire le situazioni della Chiesa, sarà pronto a fare un passo indietro. Ratzinger con il suo atto avrebbe aperto a tutti i prossimi papi una tale alternativa. Secondo Francesco infatti è stato un gesto di grande coraggio e di grande insegnamento per i Papi a venire. La chiesa riuscirebbe così dopotutto, attraverso questo nuovo sistema, a garantire un capo che sia sempre al passo con i tempi. Riducendo così però dall’altra parte la carica papale a una carica a tempo, e la gestione della chiesa a un semplice mestiere. Non più dunque un Simon Pietro che muore sulla croce, una missione santa e per questo incommensurabile. Ma, poter abbandonare la nave quando dentro l’anima o nel corpo non ci si senta più in grado di guidare la Chiesa oltre la tempesta, potrebbe trasformarsi in un atto di grande lungimiranza.

Il Papa dunque dovrà decidere via via, e non si tratterebbe più solo di essere colui che è stato scelto dalla volontà di Dio. Dovrà sentirsi in primis lui lungo la strada, adatto, utile alla propria comunità e in forze per guidarla. Altrimenti sarà consuetudine, aspettarsi la scelta di un suo ritiro dalle scene. Eppure “morto un papa se ne fa un altro” recitava il detto popolare. Un’espressione che perfettamente ci racconta di quanto nell’immaginario comune la carica papale sia da sempre e indissolubilmente legata alla sua vita. E quindi alla sua morte. Per tutti i cattolici il papa è l’incarnazione nei secoli di San Pietro, il pescatore di uomini a cui Cristo consegnò duemila anni fa le chiavi della propria Chiesa. Se questa scia di ritiri divenisse veramente consuetudine, sarebbe un po’ come mettere in discussione davanti ad una folla di credenti che quella volontà divina non sia più forte del tempo e della malattia.

La chiesa nel mondo che cambia: l’usura del tempo

In un mondo ormai sempre più governato da scelte dettate da tecnicismi, utilitarismo, pragmatismi, realismo, una tale possibilità distruggerebbe quell’ultima briciola di sacro che la carica papale conservava. Non solo, rendere consuetudine le dimissioni di un papa equivale a rinnegare tutti quegli attimi strazianti e di grande sacrificio umano e fisico, che i papi in precedenza hanno attraversato e vissuto. E questo aldilà della propria fede cristiana. Come dimenticare le ultime settimane di vita di Giovanni Paolo II? Quella sua voglia disperata di parlare ad una piazza San Pietro gremita, seppur consumato nel fisico? Impossibile dopo aver fatto esperienza di tutto ciò, credere che d’ora in avanti sarà necessario per un papa “sentirsi all’altezza“. Che ad un atto di fede anche in questo caso dovrà contrapporsi una valutazione ben soppesata e razionalizzata.

Un Papa non deve necessariamente combaciare col proprio tempo, ma saper guidare i fedeli attraverso di esso. Ancora di più in un epoca priva di punti fermi, dove tutto può essere messo in discussione. E’ colui che mantiene fede al passato, ad una promessa, ad una storia. Non a caso il nome Pietro richiama il simbolismo della pietra. Il capo della chiesa doveva rappresentare quella roccia che resiste al tempo. Una presenza ferma e indissolubile accanto al fedele nei secoli a venire. Per duemila anni i Papi non hanno abbandonato la nave, anche quando visibilmente non possedevano più la forza fisica per condurla. Pensare d’ora in avanti di volerla lasciare via via ad un condottiero più forte, significa forse adeguarsi alla legge degli uomini. La legge di Darwin. Ma ad un Papa non si richiede solo la forza di un re, se non soprattutto un atto d’amore più grande. E per questo il suo mandato non dovrebbe conoscere mai usura del tempo.

Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti

Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film.
Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci.

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