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Macron batte Le Pen ma è ballottaggio, sarà sfida all’ultimo voto

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Alla chiusura dei seggi in Francia per il primo turno delle elezioni presidenziali, i primi exit poll danno il presidente uscente Macron (neo centrista) davanti a Marine Le Pen (destra): 28,0% a 23,2%.

Saranno questi i due candidati a giocarsi la vittoria finale nel turno di ballottaggio previsto per il 24 aprile. Esattamente come avvenne nel 2017. L’estrema destra di Eric Zemmour sotto le aspettative (7,0%). Boom della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon al 21,7%. Quasi azzerati i partiti storici: socialisti – Anne Hidalgo all’1,7% – e neo gollisti, Valérie Pécresse al 4,8%.

Marine Le Pen e Emmanuel Macron

In Francia si è votato oggi domenica 10 aprile e i seggi si sono chiusi alle 20. I dati a cui facciamo riferimenti sono fra i primi pubblicati sul sito del quotidiano parigino Le Monde. Per Macron si tratta di un successo rispetto al primo turno delle presidenziali precedenti: nel 2017, infatti, aveva ottenuto oltre 4 punti in meno. Anche Marine Le Pen è andata meglio rispetto alla sfida di 5 anni fa, sempre contro Macron. La leader del Rassemblement National con un dato oscillante attorno al 23,2% dei consensi odierni fa meglio del primo turno del 2017, quando aveva ottenuto il 21,3%. Un dato storico a suo favore, perché dimostra, stando alle prime analisi a caldo, come abbia conquistato parte del voto moderato di destra riuscendo a distinguersi nettamente dall’estrema destra del polemista Eric Zemmour.

Jean-Luc Mélenchon. Foto @corbyn_project

Terzo si è classificato Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra antisistema di La France Insoumise, con il 21,7%, sempre secondo Le Monde. Molti meno consensi per Eric Zemmour, con il 7,0%, inizialmente considerato in grado di spodestare a destra la Le Pen. Così come per la neo gollista dei Républicains, Valérie Pécresse, deludente, sotto il 5% (4,8%). L’astensione – secondo l’istituto Ipsos per la tv pubblica francese – è stata del 26,2%. Al primo turno di 5 anni fa fu del 22,2% ma nel 2002, anno del record di non votanti, era salita al 28,4%.

Valérie Pécresse, la candidata presidente dei neogollisti: per lei pochi consensi

Francia, i partiti e il ballottaggio

Non dovete dare un solo voto a madame Le Pen!” ha scandito subito, a chiare lettere, Jean-Luc Mélenchon. In questo modo, senza esitazioni, ha schierato la sinistra radicale in vista del turno di ballottaggio. Attenzione, però: quello di Mélenchon non è un appello a votare per Macron. Cosa che Valérie Pécresse, la neogollista, ha invece fatto, sebbene a titolo personale. Mentre la socialista Anne Hidalgo (1,7%) ha invitato quel poco che resta del suo partito a seguire il presidente. Come si vedem per Macron sarà comunque dura. I voti per battere Le Pen definitivamente e restare all’Eliseo se li dovrà conquistare palmo a palmo.

Eric Zemmour. Foto Twitter @ZemmourEric

Macron: “Voglio convincere gli astenuti

Ma il presidente ne è consapevole e dal quartier generale del suo partito, En marche!, Macron si è rivolto agli elettori: “Non dobbiamo sbagliarci, nulla è ancora vinto. Potete contare su di me per l’Unione europea” ha detto. Ha quindi ringraziato i candidati alle presidenziali, ma non Marine Le Pen. “Nulla è ancora deciso; voglio convincere coloro che si sono astenuti o che hanno votato per partiti estremi. È una partita per la Francia e per la Ue, le prossime due settimane saranno decisive“.

L’appello di Le Pen

Ma un appello ai francesi lo ha fatto anche, direttamente, Marine Le Pen. “In gioco il 24 aprile non c’è un semplice voto di circostanza, ma una scelta di società e direi anche di civiltà” ha detto la candidata del Rassemblement National. Quindi l’appello è a tutti i francesi “di ogni sensibilità” e “a tutti coloro che non hanno votato per Macron” ad “unirsi a questo grande Rassemblement National e popolare“.

LEGGI ANCHE: Domenica delle Palme, Papa Francesco invoca per Pasqua una tregua in Ucraina

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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