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Ucraina, esercito russo nel pantano. “Putin ha fatto arrestare due capi dei servizi segreti”

Secondo alcuni giornalisti investigativi russi il capo del Cremlino si sentirebbe ingannato da collaboratori di alto rango

Dopo due settimane di guerra in Ucraina l’esercito russo è in difficoltà. Al Cremlino serpeggia il malumore e Putin sarebbe scontento dell’Intelligence. Tanto da essere passato alle maniere forti. Secondo fonti di giornalismo investigativo russo avrebbe fatto arrestare due capi del FSB, il servizio segreto erede del KGB.

La notizia – di cui i giornalisti investigativi russi cercano conferma – è arrivata via Twitter al mattino di oggi 11 marzo. “Putin sembra davvero scontento dell’FSB in Ucraina: ha attaccato il 5 Service SOiMS (la filiale dell’intelligence estera dell’FSB). Sergei Beseda, capo del Servizio, e il suo vice Bolukh, capo del DOI, sono stati posti agli arresti domiciliari, secondo le mie fonti interne.” Lo sostiene pubblicamente sul suo account Andrei Soldatov, 46 anni, giornalista investigativo di Mosca, esperto di servizi di sicurezza russi e co-fondatore con Irina Borogan del sito Agentura.Ru.

La notizia, se confermata, testimonierebbe delle crescenti difficoltà delle forze armate russe nell’invasione dell’Ucraina, un'”operazione militare speciale in aiuto del Donbass“, l’aveva definita Putin, che credevano rapida e che è invece entrata nella sua terza settimana di guerra. Ma testimonierebbe anche della rabbia del capo del Cremlino contro vari dei suoi più stretti collaboratori.

Ucraina Carro Armato Russo
Carro armato russo in fiamme in Ucraina. Foto Twitter @GeneralStaffUA

Se confermata, questa sarà davvero una novità importante” ha fatto eco su Twitter a Soldatov il reporter bulgaro Christo Grozev, 52 anni, direttore esecutivo di Bellingcat, vincitore del tedesco Nannen Prize for Investigative Journalism 2021, ma anche dello European Prize for Investigative Journalism e London Press Club Prize 2019.

Beseda e Bolukh sono il massimo” ha scritto Grozev in un tweet di citazione di quello di Andrei Soldatov riferendosi ai due big del FSB che Putin avrebbe fatto arrestare. “Beseda era letteralmente responsabile delle informazioni sull’Ucraina (sarebbe quello che avrebbe fuorviato Putin sulla disponibilità dell’Ucraina ad ‘accogliere i liberatori‘). Bolukh è inoltre responsabile della disinformazione.”

Dall’Ucraina si moltiplicano ogni giorno le foto e i video postati sui social dai cittadini ucraini di mezzi corazzati, sistemi di trasmissione, carri armati e missili distrutti, conquistati o più semplicemente abbandonati dai russi. Ogni giorno il Governo di Zelensky posta il numero crescente (ma la fonte, bisogna dire, è ovviamente di parte) di soldati russi uccisi e mezzi distrutti. Per Kiev sono già morti in 2 settimane di guerra oltre 12mila militari di Mosca (vedi post sotto, dello Stato Maggiore delle forze armate ucraine). Per gli Usa la cifra va nettamente ridimensionata. Ma sembra assodato che le truppe russe siano in forte difficoltà.

I russi non hanno il controllo capillare del territorio che hanno invaso. La resistenza delle forze armate ucraine e dei volontari nazionalisti, in inferiorità numerica rispetto al nemico, è molto coriacea e motivata al massimo grado. L’Ucraina sta ricevendo molte armi dall’Europa e da varie parti del mondo, Usa compresi. Emerge uno scarso coordinamento tra le unità russe, che adoperano ancora mappe di carta. Come se non bastasse non tutte le comunicazioni dell’esercito di Mosca sono protette e crittografate. Tanto che radioamatori e hacker hanno intercettato e riversato sul Clubhouse diversi dialoghi fra soldati di Mosca sul teatro di guerra. Interi reparti, inoltre, dove a quanto sembra non mancano reclute inesperte e senza motivazioni a combattere, restano bloccati senza carburante, alcuni si perdono, altri finiscono le riserve di cibo dopo pochi giorni.

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

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