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Ucraina, Putin: “No alla guerra e no alla Nato sui nostri confini”

Telefonata fra Draghi e Zelensky, domani Di Maio a Mosca

Parlare di un disgelo della crisi ucraina non è più una chimera, dopo l’annuncio che la Russia avrebbe cominciato un controverso ritiro di parte delle proprie truppe dalle frontiere. Tuttavia occorre molta prudenza. Lo dimostrano le parole del presidente russo, Vladimir Putin, nel pomeriggio di oggi 15 febbraio, durante la conferenza stampa congiunta col cancelliere tedesco Olaf Scholz a Mosca.

L’Occidente ci minaccia

Non accetteremo mai l’allargamento della Nato fino ai nostri confini, è una minaccia” ha detto Putin. “Le risposte della Nato sulla sicurezza” finora non soddisfano le nostre richieste” ha sottolineato. Ma ci sono dei “ragionamenti” che si possono portare avanti. Inoltre il gasdotto Nord Stream 2 è pronto a funzionare dal prossimo dicembre. Ed è un “progetto strutturale per rafforzare la sicurezza energetica in Europa, non ha alcuna valenza politica“. In ogni caso Mosca asserisce di non volere una guerra. “È esattamente per questo che abbiamo avanzato le nostre proposte per un processo di negoziati“, ha dichiarato Putin.

Nato Stoltenberg
Il segretario della Nato, Stoltenberg (a destra). Foto Twitter @jensstoltenberg

Putin e Scholz, tre ore di colloquio

Per il cancelliere tedesco Olaf Scholz, dopo la sua visita a Kiev, quello di impedire la guerra è undovere assoluto. “Per noi tedeschi – ha detto il cancelliere – è chiaro che una sicurezza durevole si può raggiungere solo con la Russia, non senza la Russia.” “Tutti sanno che un’espansione della Nato al momento non è in agenda e ritengo che, finché io sarò cancelliere e Putin sarà presidente, non dovremo affrontare questo problema“. Su questo punto, però, la replica di Putin è stata netta. “Rimandare o ritardare l’adesione dell’Ucraina alla Nato non cambia nulla per la Russia” ha dichiarato. “Vogliamo risolvere la questione adesso“.

Nato: “Ritiro russo? Falso

Quanto al presunto ritiro di militari russi dai confini dell’Ucraina, per la Nato non ci sono segnali sul terreno che la Russia stia riducendo le truppe” ha sostenuto il segretario generale, Jens Stoltenberg. Allo stesso tempo, il capo dell’Alleanza atlantica ha sottolineato che “ci sono segnali da Mosca che la diplomazia deve continuare.” Per considerare una seria de-escalation della situazione, la Nato vuole vedere il ritiro dei mezzi pesanti e dell’equipaggiamento militare nelle zone limitrofe all’Ucraina e non solo quello degli uomini, ha spiegato Stoltenberg.

Putin e Xi, il ruolo della Cina

Secondo i dirigenti strategici e militari occidentali, la Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping operano sempre di più insieme. Sia dal punto di vista delle forze armate, con esercitazioni comuni, che dal punto di vista diplomatico, al Consiglio di sicurezza dell’Onu. “Sono due regimi autoritari che non condividono il nostro sistema di valori, vogliono un mondo dove i grandi Paesi decidono il destino di quelli più piccoli, senza riconoscere le loro scelte sovrane. Lo hanno detto chiaramente nella loro nota comune” ha detto Jens Stoltenberg.

Colloquio fra Draghi e Zelensky

L’Italia continua a monitorare gli sviluppi della crisi. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è stato oggi a Kiev, nel giorno dell’incontro fra Putin e Scholz, per ribadire vicinanza al popolo ucraino. Il premier Mario Draghi ha avuto una conversazione telefonica con il Presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky. I due hanno condiviso l’importanza di rafforzare l’impegno comune per una soluzione sostenibile e durevole della crisi con la Russia, mantenendo aperto un canale di dialogo con Mosca. “Apprezzo l’appoggio dell’Italia” ha detto Zelensky, mentre Draghi ha ribadito il “fermo sostegno all’integrità e alla sovranità dell’Ucraina“.

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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