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Mattarella bis? La politica oggi come una filastrocca

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La coltre di fumo sul Colle si è diradata, lasciando apparire il Mattarella bis. In poche parole “per andare avanti” è necessario che tutto resti com’era. In puro stile gattopardesco. Draghi serve a palazzo Chigi per la sopravvivenza dell’esecutivo, e probabilmente del Paese. Mattarella al Quirinale per ‘frizzare’ il tempo nell’attesa dell’appuntamento alle Politiche del 2023. Il risultato finale? Si è ridicolizzata la politica. Il Mattarella bis serve in realtà ai partiti ancor prima che alla stabilità del Paese.

Mattarella bis: una necessità dei partiti

I partiti gongolano in TV per l’accordo raggiunto last minute sul Mattarella bis. “Si è salvata l’unità nazionale e la stabilità del paese” affermano i più. Parole che sembrano voler camuffare in realtà una clamorosa sconfitta. Senza alcun dubbio la squadra Mattarella-Draghi è vincente per il nostro Paese, il problema è che le modalità con la quale si è arrivati a questo risultato hanno raccontato una pessima pagina di storia politica.

Il punto non è l’indice di gradimento attorno alla conferma Draghi-Mattarella, ma il comportamento dei partiti. Partiti che sapevano da tempo di dover rispondere a quest’appello e di dover adempiere al loro onere Costituzionale. Il Mattarella bis poteva essere deciso prima e si sarebbe risparmiato così al pubblico il pietoso spettacolo. Un’accordo attorno ad un nuovo nome non è stato mai raggiunto e forse a questo punto c’è da chiedersi se i partiti sarebbero mai stati in grado di raggiungerlo. Ancora più grave, se si aspettavano davvero di riuscirci o tutto questo è servito a una parte politica per convincere a rimanere l’attuale Presidente. Comunque la si giri la triste verità è che il Mattarella bis è servito ai partiti ancor prima che alla stabilità del Paese.

Non c’è più mediazione politica

Se la politica è l’arte della mediazione, il punto di incontro fra interessi e posizioni apparentemente inconciliabili, questo parlamento ha dimostrato di aver clamorosamente e ripetutamente fallito. Nel Novecento a dividere i partiti vi erano alla base ideologie diametralmente opposte, ma un profondo senso di responsabilità politica, che alla fine riusciva a portare sempre a degli accordi inter-partes.

La foto postata in un Tweet da Enrico Letta.

Per molto tempo l’opinione pubblica sia estera che interna ha criticato con aggettivi dispregiativi quella qualità del nostro Paese di saper ricorrere ad ampie e a volte controverse maggioranze in momenti di crisi. Ma bisogna riconoscere che in realtà erano una grande forza. La politica dei due forni di Andreotti, il governo di solidarietà nazionale degli Anni ’70, il trasformismo di De Pretis, sono esempi di alta mediazione politica del nostro Paese. Esempi di partiti storicamente opposti e ideologicamente avversi che non hanno mai riposto su altri le sorti del loro mandato politico. Perché a quei tempi la politica bastava a se stessa. Oggi invece i partiti hanno deliberatamente ammesso la loro dipendenza da Draghi e riposto la loro sopravvivenza nelle mani di Mattarella. Riducendo la politica agli occhi della gente comune che la segue alla tv o sui social, ad una nota filastrocca. “Alla fiera dell’est” tutto è servito per il Mattarella bis “che mio padre comprò“.

LEGGI ANCHE: Quirinale, “Mattarella Presidente”: il bis di Re Sergio e la resa dei partiti

Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film. Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci. Segui Chiara su Istragram Segui Chiara su Facebook

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