“Adesso basta”, lo sdegno della comunità ebraica per i No Pass vestiti da deportati

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C’è un limite a tutto. “Davanti a farneticazioni come quelle di Novara non è possibile invocare la libertà d’espressione garantita dalla Costituzione. Paragoni impossibili come quello cui abbiamo assistito costituiscono un assoluto abuso e un’offesa alla Memoria, che non è solo Memoria ebraica ma patrimonio comune di una società e civiltà.” Così all’agenzia di stampa Ansa, la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), Noemi Di Segni.

Novara, il corteo dell’assurdo

Come spesso denunciato in questi mesi e anni, la memoria è un presidio valoriale sempre più a rischio e il cui persistente oltraggio mette a rischio anche il nostro futuro“. Di Segni è intervenuta sull’episodio accaduto a Novara ieri 31 ottobre. Nella città piemontese un gruppo di alcune decine di persone, manifestanti No Green Pass, ha sfilato per il centro città con pettorine bianche e grigie a simboleggiare le divise che i nazisti imponevano ai deportati nel lager. Le persone che hanno sfilato si tenevano unite con una corda che simboleggiava un filo spinato, che tutti i campi di sterminio avevano, a cominciare da quello di Auschwitz. Questo per protestare contro la cosiddetta ‘dittatura sanitaria’ e le sue presunte ‘discriminazioni’.

Speranza: “Convincere queste persone

Circa quanto accaduto a Novara, il ministro della Salute, Roberto Speranza, si è detto “scioccato da chi si richiama ai campi di concentramento. Sono cose fuori dalla grazia di Dio. Non esiste dittatura sanitaria. Dobbiamo insistere a dare messaggi basati su evidenza scientifica. Queste persone non vanno insultate, ma convinte sui dati che ci dicono che i vaccini sono efficaci e sicuri“.

L’Anpi Novara: “Alimentano le fake news

Per l’Anpi (Associazione partigiani d’Italia) il corteo di Novara rappresenta “la vergogna dell’ignoranza“. Dalla stessa Novara ha rincarato la dose la sezione locale dell’Anpi. “Equiparare la necessità di vaccinarsi, che è al momento il primo e unico strumento per salvare vite dall’epidemia da Covid19, allo sterminio nazista rappresenta bene la distorsione mentale di queste persone“. Soggetti “che non fanno che alimentare la quota di fake news già troppo presente sui social e media. E favoriscono quelle forze che vogliono riportare indietro le lancette della storia“.

LEGGI ANCHE: Obbligo Green Pass insegnanti: il Consiglio di Stato boccia il ricorso

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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