Sono almeno tre i cardini della prima manovra di bilancio nell’era Draghi. L’esecutivo si prepara infatti al varo della riforma del reddito di cittadinanza; di quella degli ammortizzatori sociali; di quella fiscale e pensionistica.
È atteso per domani 19 ottobre il momento della verità fra i partiti. Un Consiglio dei ministri si occuperà della manovra, anche per definire il Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles. Prima della riunione del governo, con ogni probabilità ci sarà una cabina di regia. Il tema politicamente più sensibile è quello del reddito di cittadinanza. Il Movimento Cinque Stelle vorrebbe blindare la misura ma il fronte di chi intende metterci mano è ampio. Si va dalla Lega a Forza Italia e a Italia viva: tutti partiti che vorrebbero cancellare l’RdC. Il Partito democratico chiede invece di mantenerlo ma cambiandolo.
Rispetto alla ridefinizione, in manovra, del reddito di cittadinanza, uno dei maggiori problemi è il meccanismo per la ricerca del lavoro. A oggi sono sempre di più i cittadini bisognosi che trovano beneficio nel RdC ma ancora troppo pochi quelli che lo lasciano perché hanno trovato un lavoro soddisfacente. Anche per il premier Mario Draghi è necessario rivedere le politiche attive del lavoro. Il gruppo di esperti guidato dalla sociologa Chiara Saraceno consegnerà il suo rapporto a fine mese. Fra i suggerimenti, ci sarebbe quello per una revisione dei requisiti per ottenere l’RdC – come le competenze o la distanza da casa – che determinano la congruità dell’offerta di lavoro a chi percepisce il reddito. L’obiettivo è di arginare il rifiuto di tali offerte.
Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, sta progettando una riforma degli ammortizzatori sociali, con una serie di interventi. Fra questi, l’estensione delle protezioni ai lavoratori autonomi: in tutto servirebbero circa 8 miliardi. Per il momento, però, a disposizione ce ne sarebbe più o meno la metà. Le altre forze di maggioranza – Lega, Iv e FI – mirano al taglio dell’Irpef, nella riforma fiscale: per quella a disposizione ci sarebbero intorno ai 6 miliardi. Ma ne servono di più. Pure il Pd punta a ridurre le tasse sul lavoro per garantire più potere di acquisto ai dipendenti: su questo ci sarebbe una convergenza con Confindustria.
C’è poi il capitolo pensioni con Quota 100, che scade a fine anno. Una delle ipotesi è quella di sostituirla con l’Ape contributiva. In pratica, come proposto del presidente dell’Inps Pasquale Tridico, le persone di 63 o 64 anni potrebbero accedere alla quota contributiva maturata alla data della richiesta. Accederebbero poi alla pensione completa al raggiungimento dell’età di anzianità.
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