Declassifica e versamento anticipato all’Archivio centrale dello Stato della documentazione concernente l’Organizzazione Gladio e la Loggia massonica P2. Questo l’oggetto di una Direttiva che il premier Mario Draghi ha voluto firmare ieri 2 agosto. Un evento ancora più significativo, considerato che ricorreva il 41º anniversario della strage terroristica alla stazione di Bologna che costò la vita a 85 persone provocando il ferimento di altri 200 cittadini. Gli stessi familiari delle vittime chiedono da anni che sia rimosso il Segreto di Stato su questa come su altre stragi.
Con questa nuova Direttiva, si spiega in una nota di Palazzo Chigi, “il Presidente Draghi ha ritenuto doveroso dare ulteriore impulso alle attività di desecretazione.” L’iniziativa potrà rivelarsi utile “ai fini della ricostruzione di vicende drammatiche che hanno caratterizzato la recente storia del nostro Paese“. Del resto, a far capire senza ombra di dubbio quali fossero le intenzioni del Governo ci ha pensato la Guardasigilli, Marta Cartabia. “Faccio mia la richiesta dei familiari delle vittime per una piena piena attuazione della Direttiva che favorisce l’apertura dei documenti tutt’ora coperti dal segreto di Stato – aveva dichiarato a Bologna nel corso delle commemorazioni della strage – Ed è per questo che sarà rinnovato il protocollo per la digitalizzazione dei processi di interesse storico“.
È quindi giunta in via ufficiale l’iniziativa del Presidente del Consiglio, con la firma sulla Direttiva. Un atto che si colloca nel solco di quanto già stabilito con una precedente Direttiva del 2014. Nel corso di questi ultimi anni, infatti, si è ampliato il fronte delle ‘aperture‘ documentali sui cosiddetti misteri d’Italia. Il riferimento è alla documentazione relativa agli eventi stragisti di Piazza Fontana a Milano (1969), di Gioia Tauro (1970) e di Peteano (1972). Ma anche della Questura di Milano (1973), di Piazza della Loggia a Brescia (1974), del treno Italicus (1974). Fra le stragi considerate anche Ustica (1980), la stessa stazione di Bologna (1980), il Rapido 904 (1984). Si tratta di materiale riservatissimo. Conservato negli archivi degli organismi di intelligence e delle Amministrazioni centrali dello Stato. E che da ora in poi potrà essere esaminato da storici, ricercatori, magistrati e cittadini.
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