Non si tratta di una passione, né di una vocazione: le due ruote sono vita, adrenalina. E oggi, 26 giugno, compie 50 anni un uomo che una vita così ce l’ha avuta. Un uomo che ne ha fatta di strada divorando l’asfalto, dominando curve, seguendo rettilinei; che nella sua tuta e con il suo casco ci stava sempre bene, anche quando non era facile. Compie oggi 50 anni Max Biaggi.
Classe 1971, Max Biaggi vanta 6 titoli mondiali e il privilegio di poter dire: “a 19 anni sono arrivato lì, non ero nessuno, ma me la cavavo bene. L’anno dopo, poi, ho stravinto“. Perché le due ruote e il rombo del motore non sono altro che una sua estensione naturale; come un braccio o una gamba. Adesso non corre più; i 300 chilometri all’ora non li fa più, almeno in moto. Perché nella vita, quella di tutti i giorni, Biaggi va a mille. Trascorre, come ha recentemente dichiarato, 10/12 giorni al mese con i due figli avuti da Eleonora Pedron, e devono essere giorni pieni, speciali. Mai una momento di noia. Ha anche confidato di non volere una tata perché anche i figli vanno vissuti al massimo.
Che poi, Max Biaggi non sapeva di essere destinato alle moto. Anzi, come ha rivelato al Corriere.it: “Volevo fare il calciatore, avevo fatto tutta la trafila, pulcini, esordienti… Non ero appassionato di moto, non avevo mai visto una gara, poi, papà me ne regalò una, ho sentito che la governavo, mi rispondeva. Ma ho iniziato a frequentare quel mondo e mi trovavo fra meccanici, piloti, che parlavano di motori o grandi del passato di cui non sapevo niente, e stavo muto, in imbarazzo. Era tutto un apprendere”. Quando il destino si mette di mezzo, c’è poco da fare.
In occasione di quell’intervista ha anche messo in chiaro che la rivalità con Valentino Rossi c’è, ma non perché l’abbia voluta. “Questa parte facciamola corta. La rivalità vera gli atleti ce l’hanno quando si confrontano nella stessa gara e categoria. Invece, io ero in 250, lui in 125 e i giornali ci ricamavano già su. A che punto era la nostra dopo il gesto della bambola? Io correvo in una categoria, lui in un’altra. Un conto è la rivalità creata dai giornali e un altro che l’alimenti in modo esponenziale. Lo saluterei, ma lui non saluta me”.
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