Nei giorni in cui si rafforza a livello continentale l’entusiasmo per le approvazioni dei primi Piani di ripresa e resilienza (Pnrr) degli Stati membri dell’Unione europea, ecco levarsi voci preoccupate dai cosiddetti Paesi “frugali”.
Un modo cortese per definire, secondo il gergo politico e diplomatico, Austria, Olanda, Finlandia, Svezia e Danimarca. Quelle capitali, cioè, che lo scorso anno, in piena pandemia di Covid, puntavano i piedi contro l’ipotesi di un Next Generation Eu troppo “generoso” verso i Paesi mediterranei, a cominciare dall’Italia. Qualcosa che ha stonato con i propositi di unità all’interno dell’Europa di fronte all’emergenza Coronavirus. Sebbene sia inutile negare che oggettivamente il nostro Paese non rappresenta un ottimo esempio di buona gestione del debito pubblico. Anzi, semmai l’opposto.
E così adesso, a distanza di tempo e con i primi pre-finanziamenti del Recovery fund alle porte, Bruxelles deve far fronte al monito di Vienna. L’Unione europea non deve diventare “un’unione del debito” scandisce il ministro delle Finanze austriaco Gernot Blumel prima dell’Eurogruppo di oggi 17 giugno. “Paesi come l’Italia e la Francia vorrebbero abolire i parametri di Maastricht, ma questo è allarmante sia da un punto di vista economico che morale”, aggiunge Blumel.
Anche nel corso dei negoziati sul Recovery fund l’Austria ha sempre spinto per il rigoroso rispetto delle regole di bilancio dell’Unione europea. “Creare debiti è pericoloso, anche con bassi tessi di interesse”, insiste il ministro delle Finanze di Vienna. Il quale però sembra dimenticarsi che cosa ha attraversato il suo stesso Paese, oltre all’Europa tutta: un crisi recessiva senza precedenti dopo la seconda guerra mondiale. Spingere ancora sull’austerità, o su ciò che ne rimane, a pandemia di Covid non ancora conclusa, non sembra una fra le migliori ricette per risollevare la devastata economia del Vecchio continente.
La Commissione europea ha intanto dato il via libera ufficiale al Piano nazionale di ripresa e resilienza da 30,5 miliardi di euro presentato dalla Grecia. Lo ha reso noto la stessa Commissione. Il piano, che copre il periodo 2021-2026, prevede l’erogazione di 17,8 miliardi di sovvenzioni e di 12,7 miliardi in prestiti. Quello della Grecia è il terzo piano ad avere l’ok di Bruxelles. Ieri 16 giugno la presidente Ursula von der Leyen si era recata a Lisbona e a Madrid per annunciare l’approvazione dei rispettivi piani nazionali di Recovery. Oggi lo ha fatto ad Atene.
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