News

Recovery, il Pnrr resta un enigma: solo il 5% degli italiani conosce i contenuti del Piano

Ma fra poco progetti, investimenti e soprattutto drastiche riforme dovranno cominciare

Nell’arco dei prossimi dieci giorni il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) del Governo Draghi riceverà la “benedizione” definitiva di Bruxelles e diverrà operativo. Eppure, secondo quanto emerge da un sondaggio di Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera, soltanto un italiano su 20 (il 5%) conosce i contenuti del Piano. Uno su tre (34%) dichiara di avere seguito qualche notizia in merito. Il resto appare all’oscuro.

I fondi da spendere

Entro il mese di luglio, se non ci saranno intoppi dell’ultimo momento, l’Italia potrà ottenere un pre-finanziamento del valore di 25 miliardi sui circa 200 che spettano al nostro Paese. Un fiume di denaro per rialzare le sorti dell’economia nazionale, devastata dalle conseguenze della pandemia di Covid, entro il 2026. Sono cifre senza precedenti e progetti che non ammettono errori. Se il nostro Paese non dovesse riuscire a cogliere questa occasione unica perderebbe credibilità in Europa. E, sebbene l’Italia sia la terza economia dell’Unione europea, le relazioni con gli altri partner Ue sarebbero compromesse, forse per sempre.

Riforme che cambieranno l’Italia

Eppure, di fronte alla rilevanza storica di ciò che è in atto, gli italiani sono sostanzialmente ignari dei contenuti del Pnrr. Come se si trattasse di qualcosa che li scavalca completamente, che resta appannaggio delle élite e che, in fondo, non li riguarda da vicino. Niente di più sbagliato. In cambio dei 200 miliardi, che assommeranno a 248 con l’implementazione di altri fondi nazionali, l’Unione europea chiede all’Italia – ma anche a ciascun Paese che ha aderito al Next Generation Eudi attuare riforme drastiche. Sono in ballo sanità, fisco, giustizia, pubblica amministrazione, istruzione, ambiente, digitale, transizione ecologica, decarbonizzazione, solo per citarne alcune. L’Italia sarà diversa. Molto diversa, se riuscirà in questo processo di modernizzazione. Diversamente i rubinetti dei finanziamenti del Recovery fund si chiuderanno.

I cittadini chiedono più sanità e istruzione

Il Pnrr è articolato in una serie di progetti, investimenti e riforme suddivisi in 6 capitoli. Nel sondaggio lo staff di Pagnoncelli ha chiesto agli intervistati di indicare le due più importanti. Al primo posto c’è la salute (47%). Al secondo troviamo l’istruzione e la ricerca scientifica (27%). A seguire tre aree giudicate di pari importanza. Si tratta di inclusione e coesione sociale e territoriale (22%); digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (21%); rivoluzione verde e la transizione ecologica (19%). Chiude, leggermente più staccata, l’area delle infrastrutture per una mobilità sostenibile (17%).

Fiducia nel Pnrr? Non troppa

Quanto alla fiducia nel fatto che la realizzazione degli interventi previsti dal Pnrr conduca l’Italia su un percorso di crescita economica sostenibile e duratura gli italiani si spaccano. Il 43% degli intervistati si dichiara poco o per nulla fiducioso. Il 40% esprime molta o abbastanza fiducia. I più fiduciosi sono gli elettori del Pd (71%) i più scettici gli astensionisti (50%).

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

Pulsante per tornare all'inizio