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Recovery, 15 miliardi per la ricerca: così la scienza italiana cambierà volto

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Grazie all’investimento di 15 miliardi di euro per i prossimi 7 anni previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), la ricerca italiana si prepara a invertire la rotta. Questo, in sintesi, il senso del ragionamento di Cristina Messa, ministra dell’Università e della Ricerca. Messa è intervenuta all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Brescia, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il 18 maggio.

In Italia pochi ricercatori

Il Recovery plan dell’Italia, dunque, scommette sulla scienza e sul pieno appoggio ai ricercatori e agli scienziati, non sempre premiati nel nostro Paese. “L’investimento complessivo in ricerca e innovazione, pari ora all’1,4% del Pil contro una media Ue del 2,1% è ancora significativamente distante dal 3,1% della Germania – ha osservato la ministra Messa -. E dal 2013 la spesa pubblica in Ricerca e Sviluppo è in calo. Ciò ha comportato, tra i tanti effetti negativi, un insufficiente numero di ricercatori e la bassa capacità innovativa del Paese”, ha osservato il ministro.

Invertire la rotta

“Ma per la prima volta nella storia di questo Paese – ha aggiunto la titolare del dicastero dell’Università – disponiamo di un intervento straordinario per la ricerca e l’alta formazione“. Si tratta, appunto, dei fondi europei del Recovery: circa 15 miliardi in 7 anni che consentiranno “congiuntamente a una stagione di riforme condivise, di invertire la rotta”. Per farlo, secondo Messa, “c’è bisogno dell’impegno e dell’intelligenza di tutti e dei giovani in particolare“. Proprio alle giovani generazioni è rivolto un appello ad avere fiducia “e a continuare a credere nel valore edificante della ricerca e della formazione”. E questo nonostante “tutte le criticità, le debolezze e le contraddizioni del sistema”.

Centri di ricerca

È intanto previsto per l’estate il primo passo verso regole più agili per la ricerca. Il tutto avverrà tramite “il decreto semplificazioni e qualche riforma”. Per il gennaio 2022 potrebbe quindi prendere il via la progressiva costituzione dei centri di ricerca nazionali previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ha dichiarato all’Ansa il ministro Messa. I centri nazionali “sono centri nuovi nel senso che nascono dall’aggregazione di centri esistenti attorno a un tema che è una tecnologia abilitante. Tra queste – ha aggiunto il – quelle forti in Italia sono molte, dal calcolo parallelo al settore biofarmaceutico all’agrifood: le stiamo valutando”.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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