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Vaccino Covid, Johnson & Johnson nella bufera: cosa cambia per l’Italia. Riaperture: il piano del governo

Nel nostro Paese sono arrivate le prime dosi malgrado lo stop in America

Il vaccino anti Covid Johnson & Johnson è stato sospeso negli Stati Uniti ma l’Italia vuole andare avanti. Nel nostro Paese sono arrivate le prime 184mila dosi del farmaco monodose. Di certo il (temporaneo) semaforo rosso scattato in America dopo 6 casi di trombosi su circa 6,8 milioni di dosi rischia di avere conseguenze anche da questo lato dell’Oceano Atlantico.

“Niente allarmismi”

Con il vaccino AstraZeneca raccomandato per gli over 60, l’Italia conta sul vaccino Johnson & Johnson per avvicinarsi a mezzo milione di dosi al giorno. Ora, fatalmente, i piani rischiano di cambiare. “Abbiamo fatto una riunione con i nostri scienziati e con l’Agenzia italiana del farmaco. Siamo in collegamento con l’agenzia europea Ema e valuteremo nei prossimi giorni“, ha detto il ministro Roberto Speranza a Porta a Porta. “Ma penso – ha aggiunto – che anche questo vaccino dovrà essere utilizzato perché è un vaccino importante”.

Negli Usa stop precauzionale

Il ministro della Salute ha quindi ribadito come “la scelta statunitense è una scelta precauzionale“. E la “scelta di Johnson & Johnson di non immettere immediatamente in commercio il vaccino in Europa è anch’essa una scelta di natura precauzionale. Il nostro auspicio – ha sostenuto Speranza – è di poter al più presto sciogliere questi nodi e usare anche questo vaccino che sarebbe il quarto, e che a noi serve particolarmente“. “Valuteremo se dare il vaccino” di Johnson & Johnson “contro Covid-19 agli over 60. E lo faremo non appena si potrà riprendere la campagna vaccinale” con questo vaccino, “nel giro di 2-3 giorni, forse anche meno.” Così a Porta a Porta il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco, Nicola Magrini

Maggio, il mese delle riaperture

Il governo Draghi dovrebbe varare oggi 14 aprile il nuovo provvedimento per i sostegni economici, tramite scostamento di bilancio (cioè nuovo indebitamento) da 40 miliardi. E intanto ipotizza gli scenari della ripartenza dell’Italia. Da un lato c’è l’intenzione di prorogare lo stato d’emergenza per altri due mesi, dunque sino a fine giugno. Ma tutti ormai parlano di maggio come del mese decisivo per un graduale ritorno alla normalità. Ne discute Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, con i rappresentanti del Fipe, i pubblici esercizi. Ci crede anche Mariastella Gelmini, ministra per gli Affari regionali, ribadendo che non “dobbiamo farci prendere da un eccesso di fretta» anche se le riaperture vanno fatte «nel più breve tempo possibile”.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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