Il presidente del Consiglio Mario Draghi è al lavoro con i ministri sui dossier urgentissimi del nuovo governo. Dopo il giuramento e il primo Cdm, ieri 13 febbraio, la squadra del nuovo premier esamina il Recovery, il problema della scuola in presenza, la campagna vaccinale anti Covid a cui imprimere una forte accelerata. Nelle stesse ore dagli Stati Uniti giunge la notizia dell’assoluzione di Donald Trump in Senato dalla accuse di impeachment.
Nella prima riunione dell’esecutivo, ieri 13 febbraio, il premier Draghi ha fatto un appello ai ministri. “Lavoriamo insieme per far ripartire Paese – ha dichiarato -. Veniamo da storie e esperienze diverse, uniti per fase difficile”. Superare l’emergenza sanitaria, con un’accelerazione della campagna di vaccinazione, e intanto dare fondamenta solide, con il Recovery plan, a una ripresa economica che si annuncia “lenta”. Poi la scuola da far ripartire in sicurezza e al più presto. Sono le missioni del governo guidato da Mario Draghi, in un momento “difficile” per il Paese. Nel discorso sulla fiducia alle Camere il presidente del Consiglio traccerà la via, indicando le sue priorità.
Chi ha avuto modo di parlargli negli ultimi giorni prevede che lo farà, come nel suo stile, con un discorso dalle linee essenziali, breve e senza fronzoli. Ogni singola parola sarà pesata nell’intervento programmatico che Draghi avrebbe già iniziato a impostare. E dovrebbe essere molto concreto, sui punti cardine dell’azione dell’esecutivo e nel segno del dialogo con il Parlamento. L’europeismo sarà, come già anticipato nelle consultazioni ai partiti, il primo tratto fondante del governo. Nell’Unione europea Draghi si prepara a far valere il suo peso nella direzione di una maggiore integrazione, a partire dalla politica di bilancio, con la spinta a Eurobond permanenti, dopo l’esperimento di Next Generation Eu. In politica estera, l’atlantismo è il faro.
Nelle stesse ore in cui è nato il nuovo governo italiano, il Senato degli Stati Uniti ha assolto Donald Trump anche nel secondo processo d’impeachment. Come è noto, Trump era accusato di istigazione all’assalto del Congresso, quando i sostenitori dell’ex presidente invasero letteralmente il tempio della democrazia rappresentativa americana a Capitol Hill di Washington, lo scorso 6 gennaio. A favore della condanna 57 voti, di cui sette repubblicani. I no sono stati 43. Per la condanna erano necessari 67 voti, ossia i due terzi dei 100 senatori. Con l’assoluzione nel secondo processo d’impeachment, è finita una “caccia alle streghe”, ha chiosato Donald Trump. Dopo aver votato per l’assoluzione, il leader dei senatori repubblicano Mitch McConnell ha comunque ribadito la sua condanna contro l’ex presidente, definendolo “praticamente e moralmente responsabile” per l’attacco al Capitol.
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