Sale l’attesa negli Stati Uniti per il voto, domani 13 gennaio, sull’impeachment di Donald Trump, ovvero la messa in stato d’accusa del presidente. A presentare formalmente la procedura, i parlamentari democratici. Il partito del presidente eletto, Joe Biden, vuole mettere Trump in stato d’accusa per la seconda volta nel corso del suo mandato. Questa volta per aver “incitato all’insurrezione” che ha portato all’assalto del Congresso il 6 gennaio.
Formalmente l’atto di accusa consta di un singolo articolo di quattro pagine. I primi firmatari sono i deputati dem David Cicilline, Ted Lieu e Jamie Raskin. Secondo fonti democratiche citate da Politico, la risoluzione avrebbe già raccolto le firme sufficienti per approvare la procedura di impeachment. I firmatari, tra i rappresentanti democratici, sarebbero almeno 218. Il presidente eletto Joe Biden, parlando dopo aver fatto il secondo richiamo del vaccino contro il coronavirus, ha riferito di aver discusso del possibile impeachment contro Trump con alcuni senatori. Deve lasciare l’incarico “punto e basta”, ha detto Biden.
Le quattro pagine del documento per l’impeachment fanno riferimento alle false dichiarazioni di vittoria di Donald Trump contro Joe Biden. Ma anche alle sue pressioni sui dirigenti della Georgia per ribaltare l’esito del voto in quello Stato e al comizio del 6 gennaio. L’ormai famigerato discorso in occasione dei ballottaggi per il Senato durante il quale Trump ha incoraggiato i suoi sostenitori ad attaccare Capitol Hill. Cosa che è puntualmente avvenuta subito dopo.
È allarme, intanto, a Washington. L’FBI avverte che tutti i Parlamenti dei 50 Stati americani potrebbero diventare bersagli di altrettanti “attacchi armati” da parte di milizie dell’estrema destra. Quella che, sul “modello” dell’assalto al Congresso, può colpire nei giorni a ridosso del giuramento di Biden: dal 16 al 20 gennaio. Una replica dell’assalto al Congresso di Washington, insomma. Ma estesa su scala nazionale. Lo riferisce la Cnn che ha diffuso per prima un comunicato ufficiale della polizia federale. L’Fbi considera elevato anche il rischio di un attentato contro Joe Biden. L’Inauguration Day del 20 gennaio diverrebbe una tragedia. Lui però assicura: “Non ho paura di giurare all’esterno, siamo stati informati”. Dal canto suo Trump ha approvato lo stato di emergenza per il giorno in cui passerà il testimone al nuovo presidente degli Stati Uniti.
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