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Stellantis, fusione tra Fiat e Peugeot: nasce il quarto gruppo mondiale dell’auto

Un colosso da 9 milioni di veicoli all'anno con 400 mila dipendenti

Il via libera della Commissione europea da Bruxelles era arrivato pochi giorni prima di Natale. E oggi, 4 gennaio, l’annuncio ufficiale. È nata Stellantis, la nuova casa automobilistica sorta dalla fusione tra Fiat Chrysler (Fca) e il gruppo Peugeot Citroen (Psa). Un nuovo, gigantesco, conglomerato aziendale destinato a dar vita al quarto gruppo automobilistico del mondo.

Una nuova sfida commerciale

Dopo una riunione lampo (e a porte chiuse per le restrizioni contro il Covid) degli azionisti, l’assemblea dei soci con voto doppio di Psa ha formalmente approvato il progetto di integrazione con Fca. Una maxi fusione da 44 miliardi di capitalizzazione a fine 2020, secondo le quotazioni attuali del gruppo italiano e di quello francese. Il presidente del consiglio di gestione di Psa, Carlos Tavares, ha parlato di un “momento storico”. E con “emozione e grande eccitazione” ha annunciato la nascita del progetto che punta a “proteggere i lavoratori e garantire il futuro della società”. Una nuova sfida, dunque, nella quale si è espressa “la grande maturità degli azionisti dei due gruppi che hanno una visione chiara dell’avvenire e hanno dimostrato di sapersi adattare alle diverse condizioni”. “La nostra priorità”, ha aggiunto Taveres, “sarà di raggiungere le sinergie di 5 miliardi di euro l’anno”.

Carlo Tavares e John Elkann

Carlos Tavares sarà alla guida della nuova casa automobilistica, il cui fatturato sfiora i 200 miliardi. La produzione, a oggi, si colloca a quota 9 milioni di veicoli l’anno, grazie al lavoro di 400mila dipendenti. A presiedere il Board, invece, rimarrà John Elkann, patron di Fca (l’ex Fiat). Cruciale sarà anche il ruolo di Mike Manley, l’erede di Sergio Marchionne a Fca. Il nuovo gruppo Stellantis si propone di investire in misura cospicua in modo tale da poter “affrontare e preparare un futuro brillante”, condizionato inevitabilmente dalla pandemia. Così da dare risposta “alle sfide e alle opportunità del futuro della mobilità e dell’industria dell’auto”, ha spiegato il presidente Tavares.

Accordo con Toyota

I due gruppi si sono impegnati ad estendere l’accordo di cooperazione tra Psa e Toyota circa i piccoli veicoli commerciali leggeri. E inoltre ad agevolare l’accesso dei concorrenti alle reti di riparazione e manutenzione di Psa e Fca per questo tipo di veicoli, secondo una dichiarazione della Commissione europea. L’approvazione della Commissione che oggi ha portato alla nascita di Stellantis era infatti subordinata al pieno rispetto di un pacchetto di impegni offerto dalle società.

Le richieste della Commissione Ue

Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Margrethe Vestager, responsabile della politica della concorrenza, aveva precisato che “l’accesso a un mercato competitivo per i piccoli veicoli commerciali è importante per molti lavoratori autonomi e piccole e medie imprese in tutta Europa. Possiamo approvare la fusione di Fiat Chrysler e Peugeot perché i loro impegni faciliteranno l’ingresso e l’espansione nel mercato dei piccoli veicoli commerciali. Negli altri mercati in cui i due produttori automobilistici sono attualmente attivi, la concorrenza rimarrà vivace dopo la fusione”.

John Elkann Carlos Tavares auto tellantis
John Elkann (sx) e Carlos Tavares (dx), a capo di Stellantis

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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