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Brexit, il Big Ben di Londra suonerà alle 23: la Gran Bretagna dice addio all’Europa, tutto quello che cambierà

Dal Capodanno 2021 nuove relazioni fra il Regno Unito e l'Unione europea

Ultime ore di permanenza della Gran Bretagna nell’Unione europea. I legami con il “continente” sono sempre stati più blandi che per gli altri Paesi membri ma adesso è conto alla rovescia: dal Capodanno 2021 scatta la Brexit. Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord usciranno definitivamente dall’Europa.

La mezzanotte ora italiana, le 23 ora britannica

Negli ultimi giorni l’accordo commerciale fra Unione Europea e Regno Unito è stato approvato ufficialmente da entrambe le parti. Il Regno Unito potrà quindi completare l’uscita dall’Unione Europea alle 23 ora britannica di stasera, quando in Europa sarà la mezzanotte. Sarà quella l’ora in cui suonerà il Big Ben, la celeberrima campana più grande della torre dell’orologio del palazzo di Westminster, a Londra.

Chi ha votato a favore e chi contro

L’Unione ha approvato l’accordo in via provvisoria. All’inizio di gennaio sia il Consiglio (l’organo formato dai rappresentanti di governo dei 27 paesi membri) sia il Parlamento Europeo, che dovrà approvarlo durante una sessione plenaria, daranno il loro via libera. L’accordo è stato approvato anche dal Parlamento britannico. Alla Camera hanno votato a favore sia il partito Conservatore, che sostiene il governo di Boris Johnson, sia il partito Laburista, il principale partito di opposizione. Hanno votato contro i Liberal-Democratici, il partito Nazionalista Scozzese (di centrosinistra) e il partito Unionista Democratico nordirlandese (di centrodestra). La regina Elisabetta ha firmato il testo che è quindi diventato legge.

Il commercio e gli studi

Adesso su molti fronti le cose cambiano, nei rapporti fra Gran Bretagna e Unione europea. Sarà evitata in modo quasi completo l’applicazione di dazi alle frontiere sulle merci e i prodotti esportati. In base all’accordo, l’Europa rinuncia ora a un quarto della quota di pesce catturato nelle acque del Regno Unito, molto meno dell’80% inizialmente richiesto dalla Gran Bretagna. Il sistema sarà in vigore per 5 anni e mezzo, dopodiché le quote saranno riesaminate. Il Regno Unito non farà più parte del programma europeo di studio Erasmus. Questo significa che non solo gli studenti britannici non potranno accedervi ma, dal 2021, anche i loro colleghi europei dovranno richiedere il visto per studiare. I ragazzi italiani, ad esempio, così come quelli tedeschi, olandesi e di tutti gli altri Paesi dell’Unione, se vorranno recarsi in Gran Bretagna per studiare nei prestigiosi atenei del Regno, dovranno e pagare la retta universitaria – alta – come qualsiasi altro studente non britannico.

Visto e passaporto: quando servono

Se per fare turismo oltremanica basterà il passaporto, per potere lavorare a Londra come in qualsiasi altra parte della Gran Bretagna, bisognerà essere in possesso di un visto. Non semplicissimo da ottenere. Lo si avrà soltanto nel caso in cui si abbia già un impiego, retribuito per almeno 26.500 sterline – circa 29mila euro -. E a patto di avere un livello di conoscenza di inglese B1. È prevista invece una corsia preferenziale (fast-track entry) per ottenere il visto per i lavoratori del settore sanitario. La questione del nuovo visto non coinvolge tuttavia gli oltre 4 milioni di europei che già vivono e lavorano stabilmente nel Regno Unito.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

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