Belgio, un “compagno di coccole” per il lockdown: cos’è il “knuffelcontact”

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Il Belgio è fra i Paesi europei con il più alto tasso di contagi da Covid. Con la crescita della curva dei casi, Bruxelles ha attuato un nuovo lockdown. E ha istituito al contempo la figura del knuffelcontact, letteralmente “compagno di coccole”. Si tratta di qualcuno che dovrebbe dare supporto psicologico alla popolazione. Oltre ai conviventi, ogni membro di una famiglia potrà avere un knuffelcontact. Questo perché, come ha spiegato il premier Alexander De Croo: “Vogliamo un confinamento, non un isolamento”.

Le regole da seguire

Nel caso in cui una persona viva da sola, può averne due. Ma per evitare la diffusione dei contagi, bisognerà seguire precise regole. “Ogni membro della famiglia ha diritto a un compagno di coccole. Le famiglie ne possono invitare a casa uno alla volta e quando è presente non si possono ricevere altre visite”, è scritto sul sito del governo belga. Stesso discorso per chi vive da solo: “Oltre al compagno di coccole può invitare un’altra persona, ma mai contemporaneamente”.

La situazione nel Paese

Fra Bruxelles, la Vallonia e le Fiandre, il Belgio ha registrato ultimamente una diminuzione dei casi di Covid, fra il 31 ottobre e il 6 novembre. Lo riporta il quotidiano Le Soir, secondo cui la media dei contagi è scesa sotto i 9.000 casi al giorno. All’inizio della scorsa settimana tuttavia, scrive Sara Malavolta su 31mag.nl, il Belgio registrava uno dei maggiori indici di contagio in rapporto alla popolazione, ossia 1.633 casi ogni 100.000 abitanti. Nel frattempo però, il numero è sceso. Tre settimane fa, inoltre, la ex premier e attuale ministra degli Esteri del Belgio, Sophie Wilmes, 45 anni, è stata ricoverata in terapia intensiva a causa del coronavirus. Su Twitter il presidente del Consiglio dei ministri belga, Alexander De Croo, aveva postato il suo augurio di pronta guarigione alla collega, autorevole esponente di primo piano nel suo esecutivo.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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