Coronavirus

Coronavirus, positivi e “contatti stretti”: un vademecum per orientarsi

Cosa fare se siamo stati vicini a una persona infetta di Sars-CoV-2

L’intensificarsi dei contagi da coronavirus getta un velo di preoccupazione e di ansia sulla nostra vita quotidiana: come mi devo comportare se penso di aver contratto il virus? Che fare se ho avuto contatti con una persona, familiare o meno, che è risultato positivo?

Protocolli aggiornati

Domande che non devono diventare un’ossessione. Tuttavia possono faci riflettere su alcuni atteggiamenti importanti da assumere per gestire al meglio la situazione. Nel corso del corrente mese di ottobre il ministero della Salute ha aggiornato le linee guida e i protocolli da seguire in caso di infezione da Covid. In particolare ci sono ora regole aggiornate cui ottemperare nel caso in cui si sia sani ma entrati in contatto con una persona positiva al Sars-CoV-2.

Cos’è il “contatto stretto”

Per capire le categorie stabilite dal ministero della Salute, sottolinea ilPost.it, è fondamentale il concetto di contatto stretto. In sostanza vuol dire interazione prolungata – per esempio quella di due persone che vivono insieme – oppure breve ma intensa. Ad esempio una conversazione di almeno 15 minuti senza mascherina. Oppure una stretta di mano. Per tutte le interazioni al di sotto di questa “asticella” la cosa che si deve tenere sempre a mente è il rispetto delle regole basiche che tutti sempre dovremmo osservare: mascherina, distanza, igiene delle mani, evitare ogni forma di assembramento.

Quando scatta l’isolamento

La quarantena obbligatoria non scatta automaticamente per chiunque abbia avuto un “contatto stretto”. Comincia nel momento in cui identità e nome del “contatto stretto” compaiono nei registri della Asl di riferimento. È solo l’autorità sanitaria che può confermare lo status di contatto stretto.

Cosa fare se si hanno contatti con un positivo

Il contatto stretto di una persona positiva al coronavirus può essere avvisato della sua condizione dal Dipartimento di Prevenzione della propria Azienda Sanitaria Locale (Asl). Si tratta appunto dell’autorità responsabile dell’attività del tracciamento dei contatti dei positivi accertati. Tuttavia l’intervento tramite il quale più spesso si avverte una persona che si trova in una situazione di rischio è quello che fa lo stesso positivo. Succede statisticamente in modo più frequente nei momenti di picco della pandemia. La persona positiva, che sa di esserlo perché la sua positività è stata accertata, avvisa i suoi ultimi contatti. A quel punto il “contatto stretto” chiama il proprio medico di base e la segnalazione giunge alla Asl. In ogni caso ciò che conta è non farsi prendere dal panico ma avvertire immediatamente il medico curante. E attendere le istruzioni sui passaggi successivi. Un passo alla volta.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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