Come dimenticare la gioia, gli abbracci, il caos e i sorrisi? Probabilmente tutti ricorderanno le persone con cui hanno condiviso quel magico 9 luglio del 2006; e difficilmente anche chi di calcio non ne vuole sapere avrà scordato le piazze gremite e l’urlo liberatorio di Fabio Grosso in diretta mondiale. Sono trascorsi 14 anni eppure, ogni volta, è come se fosse la prima.
In questo 2020, poi, le parole di Fabio Caressa – Siamo campioni del mondo e il cielo è azzurro sopra Berlino, n.d.r.- suonano come una melodia triste, dimenticata. La nostalgia è come un pugnale: una terrificante pandemia ha cancellato le emozioni, ha messo in pausa la normalità. Ci ha ridotti a brandelli e adesso che stiamo rimettendo insieme i pezzi un ricordo dolce come questo, che ci fa sentire uniti e che ancora ci ricorda chi e cosa possiamo essere, va preso e abbracciato con tutto l’amore possibile. Quella coppa è stata nostra e quel 9 luglio 2006 lo sarà per l’eternità.
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