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Usa, un altro afroamericano ucciso dalla polizia: caos e arresti ad Atlanta

A venti giorni da quando, il 25 maggio scorso, è stato ucciso dalla polizia l’afroamericano George Floyd, gli Stati Uniti sono precipitati in una spirale di violenza. Sabato 13 giugno la polizia ha ucciso un altro afroamericano, stavolta ad Atlanta. Si tratta di Rayshard Brooks, 27 anni. Di nuovo è esplosa la rabbia popolare.

Il ristorante della catena Wendy’s di Atlanta, fuori dal quale poliziotti che lo stavano arrestando hanno colpito e ucciso l’afroamericano, è stato dato alla fiamme. Le forze dell’ordine hanno arrestato almeno 36 persone. Gli agenti hanno lanciato lacrimogeni contro i manifestanti e chiuso la strada interstatale che portava al ristorante.

I manifestanti hanno infranto i vetri delle finestre e lanciato fuochi d’artificio all’interno del locale. Sono circa 1.000 le persone che si trovano nei dintorni di Wendy’s, ma all’interno del ristorante non c’è nessuno. In piazza da giorni per George Floyd, l’America si ritrova così di fronte a un nuovo “incidente”.

Un fatto di sangue che scuote le coscienze e solleva ulteriori polemiche contro le forze dell’ordine. I contorni di quanto accaduto in Georgia sono ancora tutti da definire. Le ricostruzioni iniziali non chiariscono i fatti. Anzi gettano nuova benzina sul fuoco delle proteste anti-razziste. Rayshard Brooks stava dormendo nella sua auto in un parcheggio di uno dei ristoranti della catena Wendy’s quando la polizia è arrivata sul posto.

Dopo che i poliziotti lo hanno trovato positivo al test alcolico, Brooks si è ribellato all’arresto. A nulla è valso il tentativo di usare il taser, la pistola elettrica. Il giovane è riuscito a divincolarsi dalla presa degli agenti e mentre scappava è stato colpito alla schiena da tre colpi di arma da fuoco sparati dalla polizia.

Nonostante l’immediato trasporto in ospedale e l’intervento chirurgico, Brooks è morto. Sul luogo dell’incidente, dopo i video diffusi dai testimoni che hanno fatto il giro del web, si sono radunate decine di persone per chiedere giustizia. Si è dimesso il capo della polizia della città. Sospeso l’agente che ha sparato.

“Dormiva in auto e invece di aiutarlo l’hanno ucciso”, hanno protestato i manifestanti. Le indagini per chiarire l’accaduto sono in corso. I due agenti intervenuti contro Brooks sono sospesi in attesa dell’esito dell’indagine. Le associazioni per i diritti civili chiedono la rimozione del capo della polizia di Atlanta Erika Shields, ritenuta fino a poco fa uno dei volti ‘positivi’ delle forze dell’ordine.

Era scesa in piazza a dialogare con i cittadini che manifestavano a seguito dell’uccisione di George Floyd. Secondo la polizia, un esame attento dei video mostra come Brooks avesse strappato il taser agli agenti. Ma la spiegazione difficilmente riuscirà a stemperare le polemiche.

I filmati intanto si moltiplicano. È emerso un video riguardo a un incidente in South Carolina lo scorso novembre. Anche in questo caso c’è un afroamericano, il 28enne Araine Lamont McCree. Il giovane era all’esterno di un grande magazzino Walmart. La polizia lo ammanetta per presunto taccheggio. Poi lo uccide. Secondo le ricostruzioni iniziali riportate dal quotidiano locale Post and Courier, gli agenti avevano aperto il fuoco per autodifesa e in seguito al fatto che McCree era in possesso di una pistola e l’aveva puntata contro i poliziotti.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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