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Covid, l’Oms: “Asintomatici non contagiano? Errore di comunicazione…”

“Affermare che a livello globale siano rari i contagi di Covid-19 da soggetti asintomatici è stato un errore di comunicazione“. Lo ha precisato Maria Van Kerkhove a capo del gruppo tecnico dell’Organizzazione mondiale della sanità. La rettifica dell’alta dirigente dell’Oms è arrivata il 9 giugno dopo che avevano fatto il giro del mondo le sue dichiarazioni di segno contrario, di cui anche Velvet Mag ha dato conto.

Van Kerkhove ha invece precisato che i tassi attuali di trasmissione da soggetti asintomatici non sono ancora noti. “La maggior parte della trasmissione a noi nota avviene attraverso persone con sintomi che trasmettono il virus ad altre persone attraverso droplets (le goccioline di saliva, ndr) – ha detto Van Kerkhove -. Ma ci sono un sottoinsieme di persone che non sviluppano sintomi, e noi non sappiamo ancora quanti questi possano essere.”

Una parte della confusione circa il fatto che gli asintomatici non trasmettano il contagio riguarda il concetto stesso di infezione asintomatica. Mentre alcuni casi di Covid-19 sono completamente asintomatici, a volte la stessa terminologia la si usa per descrivere le persone pre-sintomatiche. Ovvero coloro che non hanno ancora mostrato sintomi. Fino gli scienziati hanno dimostrato che le persone diventano infettive prima di iniziare a sentirsi male. Ossia nel corso del periodo pre-sintomatico.

Le persone che non mostrano sintomi possono dunque diffondere il virus. E ciò indipendentemente dal fatto che poi si ammalino oppure no. “Le stime della trasmissione da persone senza sintomi provengono principalmente da modelli che potrebbero non fornire una rappresentazione accurata. Questa è, e rimane, una grande incognita”, ha spiegato Van Kerkhove nel corso del briefing dell’Oms in cui ha rettificato le informazioni precedenti.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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