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Vittime del terrorismo, Mattarella: “Riscoprire gli insegnamenti di Aldo Moro”

Il 9 maggio è il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo politico in Italia. In quel giorno del 1978, dopo quasi due mesi di sequestro e prigionia, le brigate rosse uccisero a Roma il presidente della Democrazia cristiana, Aldo Moro, 62 anni. Il 9 maggio si ricorda anche, non come vittima del terrorismo ma come vittima della mafia, GiuseppePeppino” Impastato, 30 anni, giornalista siciliano e attivista antimafia di Democrazia proletaria, ucciso a Cinisi (Palermo) quello stesso giorno in cui fu ucciso Moro.

Il messaggio di Mattarella

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha indirizzato un messaggio alla nazione. “È giusto ricordare il coraggio di chi non si è piegato – ha detto Mattarella -, di chi ha continuato a difendere la libertà conquistata. Il diritto e la legalità, le istituzioni che presidiano la vita democratica. Abbiamo sconfitto il terrorismo grazie al sacrificio e alla rettitudine di molti. E grazie all’unità che il popolo italiano ha saputo esprimere in difesa dei valori più profondi della propria civiltà”.

“Vite spezzate dal fanatismo politico”

“Nel ‘Giorno della Memoria’, che il Parlamento italiano ha voluto dedicare alle vittime del terrorismo – ha proseguito Mattarella -, la Repubblica si inchina davanti alle vite spezzate dal fanatismo politico. Dalle violenze di gruppi brigatisti e neofascisti. Dagli assalti eversivi alle istituzioni democratiche e alla convivenza civile”.

La strage degli anni di piombo

“Tragicamente lunga è la sequela delle persone uccise negli anni di piombo (tra fine anni ’60 e inizio anni ’80, ndr.). Servitori dello Stato, donne e uomini simbolo di funzioni pubbliche, cittadini impegnati nella vita sociale, testimoni coerenti che non hanno ceduto al ricatto. Il legame della memoria rinnova e rafforza il sentimento di solidarietà con i familiari. Ma richiama anche un impegno che vale per l’intera comunità”.

Aldo Moro (1916-1978), padre costituente, più volte premier, presidente della Democrazia cristiana

Trame per destabilizzare l’Italia

“Ricordare è un dovere. Ricordare le strategie e le trame ordite per destabilizzare l’assetto costituzionale, le complicità e le deviazioni di soggetti infedeli negli apparati dello Stato. Le debolezze di coloro che tardarono a prendere le distanze dalle degenerazioni ideologiche e dall’espandersi del clima di violenza. Ed è giusto ricordare il coraggio di chi non si è piegato. Di chi ha continuato a difendere la libertà, il diritto e la legalità, le istituzioni che presidiano la vita democratica. Abbiamo sconfitto il terrorismo grazie al sacrificio e alla rettitudine di molti, e grazie all’unità che il popolo italiano ha saputo esprimere in difesa dei valori più profondi della propria civiltà. La storia ci ha dimostrato che l’unità e la coesione degli italiani sono gli strumenti più efficaci di fronte ai pericoli più gravi”.

“Punti oscuri, cercare ancora la verità”

“Nel tempo si sono accertate responsabilità dirette e indirette. Si sono processati e condannati gli autori dei delitti. Ma non ovunque si è fatta piena luce. La verità resta un diritto, oltre che un dovere per le istituzioni. Gli strumenti della democrazia e della Costituzione hanno sconfitto il terrorismo e l’eversione. La ricerca della verità, dunque, deve continuare laddove persistono lacune e punti oscuri”.

“Liberiamo il ricordo di Moro”

“Il 9 maggio è il giorno in cui Aldo Moro venne ucciso – ha sottolineato il Capo dello Stato -. La barbarie brigatista giunse allora all’apice dell’aggressione allo Stato democratico. Lo straziante supplizio a cui Moro venne sottoposto resterà una ferita insanabile nella nostra storia democratica. Respinta la minaccia terroristica, oggi ancor più sentiamo il dovere di liberare Moro e ogni altra vittima da un ricordo esclusivamente legato alle azioni criminali dei loro assassini. Nel riscoprire il pensiero, l’azione, gli insegnamenti di Moro e di tanti altri giusti che hanno pagato il prezzo della vita, ritroveremo anche talune radici che possono essere preziose per affrontare il futuro”.

 

Peppino Impastato (1948-1978), giornalista anti mafia, assassinato il 9 maggio 1978

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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