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Food, è boom di richieste per la pizza del film Parasite che ha vinto l’Oscar

Si nutre di pizza mangiata nei cartoni la famiglia dei Kim. Ossia i protagonisti di Parasite, il film del coreano Bong Joon Ho che ha sbancato primo il Festival di Cannes poi gli Oscar di Hollywood.

Quantomeno i Kim lo fanno prima che la genialità del figlio più grande Ki-woo riesca a farli entrare nella lussuosa casa dei Park. E adesso, dopo gli Oscar e la moltitudine di premi, la pizzeria di Seoul che è stata location del film per le scene sulla pizza è presa d’assalto. Ed è diventata molto popolare.

La pizza di Parasite? È una classica italian fake pizza, come è scritto anche sulla confezione con gusti da noi poco tradizionali. Vale a dire verdure miste, pseudo mozzarella e carne. Tutti i luoghi in cui Bong Joon Ho ha girato Parasite sono diventati popolari e inseriti in un tour della città sud coreana.

Il tour prevede il Woori Supermarket (Doijissal Supermarket) , la scalinata di Ki-taek, la discesa verso il Jahamun Tunnel e appunto Pizza Age, la pizzeria a conduzione familiare che è lì da 17 anni al civico 86 Noryangjin-ro 6-gil di Dongjak-gu. Si dice che lo stesso proprietario del negozio abbia insegnato loro come piegare le scatole della pizza.

Le scatole di cartone utilizzate per le riprese sono esposte nel negozio e ovviamente c’è anche la foto di rito, quella che ritrae il proprietario con il regista Bong Joon-ho. I piatti tipici sono pollo fritto Dakgangjeong, un classico delle rosticcerie di Seoul, con sopra una speciale salsa agrodolce creata dal proprietario e la Rich Gold Sweet Potato Pizza a base di patate dolci e formaggio.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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