Libri

Un libro sul comodino di Francesca Bianchi ed Elisa Bani

Fra pochi giorni, il 16 febbraio, il mondo dell’arte ricorderà ancora una volta Keith Haring, l’artista simbolo della pop art anni ’80. Quel giorno di trent’anni fa, nel 1990, il re dei graffiti dipinti ovunque, adulato dai mercanti d’arte di mezzo mondo, perse la vita a 32 anni non ancora compiuti. Era malato di Aids. A quel tempo, più di adesso, una patologia che non dava scampo.

Nella sua vita, fugace e intensa come il passaggio di una cometa, c’è una città che Haring ha amato più di altre: è Pisa. All’ombra della Torre soggiornò per un paio di settimane nel 1989. Aveva 31 anni. Giornate calde di giugno, le sue. Così brevi per durata, così scolpite nella memoria di molti pisani ancora oggi.

Tanto che le due giornaliste pisane Francesca Bianchi (foto in alto a sinistra) ed Elisa Bani (foto in alto a destra) hanno dedicato un libro a una delle opere più importanti in assoluto dell’artista: Tuttomondo, il murale più grande d’Europa – 30 figure che “danzano” in un mondo di pace, dipinte su 180 metri quadrati di superficie – realizzato proprio a Pisa, sulla parete di un convento, dietro la chiesa di Sant’Antonio.

Un luogo posto davanti alla fermata degli autobus extraurbani che ogni giorno trasportavano lavoratori e ragazzi da e verso il centro città. Uno spazio oggi diventato Piazzetta Haring, con un bar caffè e un piccolo parco giochi per bambini: “Un museo intorno a un’opera pittorica” secondo l’efficace definizione dello scrittore Marco Malvaldi nel libro di Bianchi e Bani.

Pisa è Tuttomondo! (Marchetti Editore) è un libro nato per “raccontare il murale di Keith Haring alle nuove generazioni“. Un murale non soltanto restaurato nel 2011, ma dal 2013 riconosciuto come “di interesse storico-artistico” con il vincolo della Soprintendenza ai monumenti. Pubblicato nel 2019, per i trent’anni dell’opera, il libro offre ai più giovani – ma anche agli adulti – un racconto rigoroso e appassionato che VelvetMag propone all’attenzione dei lettori come esemplare dello spirito e dell’eredità artistica del genio della pop art.

Quello di Haring è linguaggio apparentemente semplice e immediato, i colori sono nitidi, il segno senza sbavature, le figure familiari e giocose – spiega a VelvetMag Francesca Bianchi -. Ma è un gioco serio perché porta con sé dei valori, una storia, significati universali. E poi l’universo dei bambini era particolarmente caro a Keith, la sua arte parla a tutti ma per i più giovani è proprio uno scrigno da scoprire”. Che cosa prova ogni volta che rivede Tuttomondo? “Quando passo davanti al murale mi sento inondare di colori. È un senso di pace e serenità ma anche di estrema allegria e libertà. Lo percepisco proprio come un dono che Haring ha voluto fare alla città di Pisa, a noi. Dobbiamo essergli grati“.

Elisa Bani, figlia dell’allora assessore alla Cultura del Comune di Pisa, Lorenzo Bani, l’uomo politico che consentì la realizzazione del murale di Haring, avendone compreso più di tutti la novità e l’importanza, racconta nel libro i suoi ricordi di bambina. “Provai allora una sensazione di grande soddisfazione: un’opera d’arte che sarebbe rimasta nel tempo, io l’avevo vista nascere. Mi sentivo al centro del mondo”.

Foto Twitter / Scuola Normale @scuolanormale

Dal murale Tuttomondo – l’ultima opera pubblica dell’artista statunitense – le giovani generazioni possono imparare il codice della pop art più classica ma anche più raffinata: la condivisione di un’opera. Haring, una volta tracciate le 30 figure del grande “puzzle” di Tuttomondo, coinvolse giovani, bambini, comuni cittadini nella colorazione del murale. Divenne una festa di popolo. “Voleva espandere la sua arte – scrive Francesco Moretti nella presentazione del volume – non soltanto con la diffusione di gadget ma con la condivisione reale di un’esperienza artistica”.

Così hanno preso forma, nel grande affresco sulla parete di Sant’Antonio, le figure delle forbici a forma di cuore e di persone (amore e unità) che tagliano il serpente (il male). Della mamma che tiene in braccio il bambino, del pipistrello rosso, del pesce giallo con le gambe. Della figura umana con un televisore al posto della testa, dell’omino giallo che corre via (l’artista stesso)…

Tutte spiegate una per una, nel libro Pisa è tuttomondo!, ai bambini e ai ragazzi. Più di noi adulti sono loro in grado di entrare nel cuore di un artista il cui linguaggio era proiettato verso il domani. Oltre se stesso e la sua esistenza. Haring sapeva di avere poco tempo. Dipingeva e disegnava perfino sui giubbotti di chi glielo chiedeva. È anche in questo modo che ha comunicato i suoi valori di pace, fratellanza e amore universale. Raccontati dal murale Tuttomondo. Vivi nello sguardo di chi ammira questo capolavoro di “arte di strada”.

Francesca Bianchi con, alle spalle, Tuttomondo di Keith Haring

Photo credits: Facebook / Francesca Bianchi; Facebook / Elisa Bani; Twitter

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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