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Coronavirus, allarme turismo per l’Italia: “Rischiamo di perdere 13 milioni di presenze”

Sono ormai 565 i morti per il coronavirus nel mondo. Mentre i contagi a livello globale ammontano a 28.149 casi. Le persone guarite e dimesse dagli ospedali sono 1.147. Queste le ultime cifre disponibili sull’epidemia, secondo la mappa online sviluppata dal Center for Systems Science and Engineering della Johns Hopkins University.

Quasi tutti i decessi – 563 su 565 – sono avvenuti in Cina, il paese da cui si è sviluppato il virus. Due persone sono morte fuori dai confini del Dragone: una nelle Filippine, un’altra a Hong Kong. Dei 563 decessi in Cina quasi tutti – 549 – si sono verifiati nella provincia dello Hubei.

E adesso la preoccupazione si estende alle conseguenze economiche. Anche in Italia. “La paura del virus rischia di costare al turismo italiano almeno 1,6 miliardi di euro e oltre 13 milioni di presenze. E sono stime conservative. Se la psicosi dovesse continuare il conto potrebbe essere ancora più salato”. A dirlo è Vittorio Messina presidente di Assoturismo Confesecenti.

Nel frattempo la Cina annuncia il dimezzamento dei dazi sulle importazioni di oltre 1.600 beni dagli Stati Uniti. Il tutto per una cifra di 75 miliardi di dollari, a un mese dalla firma della ‘fase uno’ dell’accordo sul commercio tra Washington e Pechino. La misura sarà efficace dal 14 febbraio.

Pechino però si mostra molto attiva anche e soprattutto sul piano sanitario. Le autorità hanno annunciato ieri 5 febbraio una possibile “arma” contro il coronavirus. Ossia due farmaci che sarebbero in grado di fermarlo. Per tutta risposta l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha mostrato estrema cautela. Al momento “non ci sono terapie efficaci” per debellare l’infezione, dice l’Oms.

L’unico dato certo è il numero “relativamente basso di contagi fuori dalla Cina, l’1%”. Numeri che danno “una finestra di opportunità per prevenire” che la situazione degeneri in pandemia. Lo ha spiegato il direttore generale Tedros Ghebreyesus, che ha lanciato un appello per reperire 675 milioni di dollari.

 

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

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