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Usa: alle donne del basket stipendi più alti, maternità e tate pagate

Si discute anche in Italia sulla parità salariale e contrattuale necessaria fra donne e uomini. Soprattutto nel mondo dello sport. Un esempio positivo viene dagli Stati Uniti. E in particolare dalla Wnba, la Lega del basket professionistico femminile.

A poco più di sei mesi dalla decisione di Nike di rimuovere le riduzioni contrattuali per le atlete incinte – sottolinea infatti Maria Strada sul Corriere della Sera – la Wnba e le giocatrici hanno raggiunto un accordo provvisorio per un contratto collettivo nazionale. Durerà otto anni, dal 2020 al 2027.

Al centro delle nuove regole: stipendi, opportunità di marketing e condivisione dei ricavi, ma anche e soprattutto il diritto alla maternità retribuita. Non solo. La Wnba si impegna anche a sostenere le famiglie delle atlete e a favorire la loro pianificazione familiare. Sono contemplati, inoltre, standard di viaggio migliorati e altri benefit per la salute e il benessere.

Ma non basta perché le donne della pallacanestro americana, precisa Strada sul Corriere, hanno strappato un importante aumento di stipendio. Fino al 53% per le migliori. Altri incentivi consentiranno alle giocatrici trasferte più agevoli: non più pullman e camere condivise, ma biglietti aerei e camere singole. Un sistema di svincolo migliore se le squadre non offriranno loro una negoziazione in esclusiva. Il pieno salario durante la maternità.

Nel contratto collettivo sono compresi poi il sostegno alla famiglia attraverso la concessione di appartamenti e di tate al lavoro per i neonati. Quindi benefici per la pianificazione familiare con rimborsi fino a 60.000 dollari per costi collegati ad adozione, maternità surrogata e cure per la fertilità. E, non ultimo, un sostegno alla salute mentale attraverso ulteriori benefit.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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