Aveva 28 anni e si chiamava Usman Khan. Sarebbe lui l’attentatore che ieri 29 novembre a Londra, sul London Bridge, ha accoltellato i passanti. Due i morti e otto i feriti.
L’attentatore a sua volta è stato ucciso dalla polizia. Khan era stato rilasciato in libertà vigilata l’anno scorso, dopo aver scontato sei anni per reati di terrorismo. Diversi media britannici hanno riferito che indossava un braccialetto elettronico alla caviglia. Prima dell’attacco stava partecipando a un evento a Londra ospitato da Learning Together, un’organizzazione con sede a Cambridge che lavora nell’istruzione dei carcerati. L’antiterrorismo britannica afferma che la polizia non sta attivamente cercando altri sospetti.
Lo spettro del terrorismo è tornato dunque a materializzarsi in Europa nel venerdì del “black friday”. Ossia lo shopping a prezzi ultrascontati in vista del Natale. In mezzo a residenti, turisti e impiegati di una delle aree più vibranti di Londra. Un altro attentato di matrice islamista avvenne proprio sul London Bridge nella notte fra il 3 e il 4 giugno 2017. I morti furono 7 e 48 i feriti. L’attacco fu rivendicato dall’Isis. In quel drammatico 2017 l’anno recente più cruento sull’isola sul fronte dell’allerta terrorismo, ci furono altri attacchi nella capitale britannica.
Due anni fa gli assalitori sul London Bridge furono in tre. Questa volta, stando alle prime indagini, a innescare la furia dell’odio è stato invece un singolo individuo. Un presunto jiadihista che si è scagliato, lama alla mano, su chi gli è capitato a tiro mentre transitava sul ponte. L’allarme è stato dato verso le 14 locali, le 15 in Italia, con l’intervento nel giro di 5 minuti delle prime pattuglie di agenti. Alcuni coraggiosi passanti si erano già lanciati sull’aggressore per fermarlo.
Le immagini degli immancabili video amatoriali sono poi rimbalzate a raccontare l’orrore in presa diretta. I fendenti, la lotta di alcune persone con l’uomo, l’arrivo dei poliziotti, gli spari, l’assalitore a terra. I proiettili finali quasi come colpi di grazia. Un’esecuzione, all’apparenza, giustificata però dal minaccioso giubbotto indossato dal killer: qualcosa che aveva tutta l’aria d’un gilet esplosivo e solo dopo i primi test gli investigatori hanno individuato come fasullo.
Quando erano passate poche ore dall’attentato di Londra, all’Aja, in Olanda, si è scatenato il panico. La polizia via Twitter mette in allerta i cittadini su un possibile attacco in corso in pieno centro città. Alla fine si conteranno tre feriti. Sono ragazzi minorenni. E scatta la caccia all’attentatore: un uomo sui 45-50 anni di carnagione scura. Secondo alcune testimonianze, l’assalitore avrebbe scelto a caso le sue vittime. Ma dopo l’attacco sembra essere sparito nel nulla. Una tragedia che ha fatto ripiombare l’Aja nella paura, riportando alla mente l’attentato del maggio del 2018, quando gridando “Allah Akbar” (“Dio è grande”) un uomo aveva accoltellato tre passanti. In quell’occasione si parlò di uno squilibrato. In questo caso, secondo la polizia, “non è ancora chiaro se si sia trattato di un atto terroristico”.
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