È stato Bertrand Tavernier il protagonista dell’Incontro Ravvicinato della nona giornata della Festa del Cinema di Roma. Una figura cardine del panorama cinematografico contemporaneo, un regista eclettico e con una grande lucidità nel comprendere l’evolversi dei tempi, nonché le problematiche e le prospettive della settima arte. Profondamente legato all’educazione dei giovani – è il regista, lo ha ricordato, che ha portato sul grande schermo il mondo scolastico in tutte le sue sfaccettature – ha anzitutto speso parole sul problema che attanaglia le nuove generazioni: il rifiuto per ciò che è vecchio. «Il problema – ha spiegato – è quello di educare gli spettatori a guardare un film in bianco e nero, con i ragazzi abituati alle clip ed alla pubblicità. Tanti presidi e professori invece di arrendersi alla paura devono lottare per sconfiggere questo problema, una lotta primordiale che riguarda anche la letteratura e la filosofia».
Cinefilo, prima ancora che cineasta. È così che si è descritto Bertrand Tavernier nel corso dell’Incontro Ravvicinato di cui è stato protagonista durante la nona giornata della Festa del Cinema di Roma. «Io dopo aver iniziato a fare cinema ho continuato a vederlo, non mi sono fatto prendere dalla megalomania, come succede in tanti casi», ha spiegato il francese, riferendosi alla tendenza tipica degli artisti di essere così concentrati sulle proprie opere da non interessarsi neanche più a quelle degli altri. «I registi devono tanto lottare per i propri film, che poi parlano solo di quello. Io preferisco parlare a qualcuno di un film che ho appena scoperto o di un film che adoro», ha concluso.
Anche Bertrand Tavernier, incalzato dalle domande dei giornalisti accorsi alla Festa del Cinema di Roma, ha poi espresso la propria opinione circa la tematica più scottante del momento. Quella relativa ai film Marvel e, più generalmente, ai cine-comic. «Penso che sia Scorsese che Coppola abbiano detto delle cose intelligenti», ha dichiarato il regista francese, lasciando subito intendere la sua posizione in merito all’argomento. «C’è sempre stata una differenza – ha aggiunto – tra un cinema solo commerciale ed uno con ambizioni artistiche. C’è differenza tra film e prodotti, come c’è differenza tra un ristorante ed una catena di fast food che non offre certo gli stessi prodotti di un ristorante». La critica di Tavernier, però, si è orientata soprattutto nei confronti degli studios che non lasciano più spazio a questi prodotti di pregio, sacrificandoli sull’altare dei film certi di incassare di più al botteghino.
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