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Caso Cucchi, durissimo il pm: “Stefano fu pestato a sangue”

Stefano Cucchi, il geometra 31enne morto dieci anni fa a Roma dopo l’arresto da parte di una pattuglia, fu pestato selvaggiamente da alcuni carabinieri in caserma. Un fatto che determinò, come conseguenza estrema, la sua morte. Lo sostiene il pubblico ministero Giovanni Musarò. Cucchi morì il 22 ottobre 2009 all’ospedale Sandro Pertini di Roma sei giorni dopo essere stato arrestato per detenzione di droga. In caserma fu pestato per essersi rifiutato di sottoporsi al fotosegnalamento.

“NON FU UNO SCHIAFFO…”

Venerdì 20 settembre il magistrato ha pronunciato la requisitoria nel corso del processo sulla morte del Cucchi, che vede tre carabinieri indagati per omicidio preterintenzionale. “Non fu uno schiaffo – ha dichiarato in Aula il pm -, ma un pestaggio degno di teppisti da stadio contro una persona fragile e sottopeso. Di questo stiamo parlando, non di altro”.

CALCI E FRATTURE

Ci furono due battibecchi con D’Alessandro – ha proseguito Musarò riferendosi a uno dei carabinieri a processo -. Dopo un calcio e uno spintone Cucchi cade e sbatte a terra il sedere e la nuca. Quindi prende un calcio violentissimo in faccia o alla nuca che gli provoca una frattura alla base del cranio”, ha aggiunto Musarò descrivendo il presunto pestaggio. “Le lesioni più gravi sono state prodotte dalla caduta di Cucchi, dopo il violentissimo pestaggio”, ha sottolineato il Procuratore. “Quella caduta – spiega Musarò – è costata la vita a Stefano Cucchi. Si è fratturato due vertebre. Lui stesso, a chi gli chiese cosa fosse successo, disse: sono caduto”.

UN PROCESSO KAFKIANO

È già stato celebrato un processo. Nell’ambito del quale sono state pronunciate sentenze definitive che hanno poi visto imputati diversi. Come gli agenti della polizia penitenziaria, poi i medici e i paramedici. È stato un processo kafkiano per l’individuazione dei responsabili del pestaggio. Non è nella fisiologia di un processo che gli imputati siedano sul banco dei testimoni ed i testimoni al posto degli imputati”, ha osservato il pm. “Non possiamo fare finta che non sia successo niente, di non sapere e di non capire che quel processo kafkiano è stato frutto di un depistaggio“, ha aggiunto.

“SI SONO DIVERTITI A PICCHIARLO”

“Si sono divertiti a picchiarlo”, ha incalzato il pm Giovanni Musarò, ricordando le parole del detenuto Luigi Lainà. Lainà la notte tra il 16 e il 17 ottobre del 2009 aveva incontrato Cucchi nel centro clinico di Regina Coeli. E nel corso del processo aveva riferito che Cucchi gli aveva detto di “essere stato picchiato da due carabinieri”. Tuttavia, ha affermato il pm, “Lainà aggiunse che Cucchi gli aveva detto di riferire che le ferite erano causa di una caduta”.

 

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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