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Francia, macabra scoperta in un bosco: il cadavere di un italiano

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Apparterrebbe a un italiano scomparso dal 9 luglio scorso – Vittorio Barruffo, 44 anni – il cadavere orrendamente smembrato ritrovato in un bosco francese. Lo sostiene il quotidiano transalpino Le Dauphiné libéré.

Domenica scorsa, 15 settembre, un cacciatore che si spostava nelle foreste dell’Isère, non lontano dall’Italia, nel dipartimento Alvernia-Rodano-Alpi, si è imbattuto in un corpo senza vita.

Il cadavere era avvolto in un telo di cellophane, lasciato in un’area boschiva di Charette, a 30 chilometri circa da Bourgoin-Jallieu. L’autopsia ha permesso di rilevare “lesioni craniche”, causate da un “oggetto contundente”, ha spiegato il procuratore di Grenoble, Eric Vaillant. Il magistrato ha aggiunto che saranno effettuate “ulteriori analisi per scoprire di più sulle circostanze e le cause della morte”.

La pista investigativa privilegiata, afferma il quotidiano Le Dauphiné libéré  è quella che conduce alla camorra. Il sito web del Dauphiné riporta una fotografia di Vittorio Barruffo. Si vede l’uomo che indossa un ciondolo poi ritrovato in un sacchetto di plastica accanto al suo cadavere.

Alla sua identificazione si è giunti attraverso l’esame del dna. L’uomo era scomparso da Montalieu-Vercieu, dove viveva con la sua compagna. Nello scorso mese di giugno la donna aveva deciso di tornare in Italia dalla sua famiglia e il 44enne l’avrebbe dovuta seguire dopo pochi giorni. Del caso di Barruffo si era occupata anche la trasmissione Rai Chi l’ha visto. Dal 9 luglio non aveva più dato notizie di sé e non aveva più risposto al cellulare.

Notizia in aggiornamento

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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