Svezzamento, arrivano le indicazioni del Ministero della Salute: ecco cosa fare

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Lo svezzamento è un momento importantissimo per tutti i neonati, un passaggio di vita fondamentale che prevede la sostituzione del latte materno con cibi solidi o semi solidi. Molti genitori affrontano questa situazione con preoccupazione e timore. Ma vediamo quali sono i consigli diramati dal Ministero della Salute.

Quando avviare lo svezzamento

Secondo le linee guida pubblicate dal Ministero della Salute lo svezzamento dovrebbe avvenire dopo i primi sei mesi compiuti, anche se, sottolinea, ogni bambino ha una propria esigenza specifica e i tempi potrebbero variare:“Non esiste un momento preciso e uguale per tutti i lattanti in cui iniziare il divezzamento: il timing adatto per l’introduzione dei primi cibi diversi dal latte dipende da numerose variabili individuali, tra le quali le specifiche esigenze nutrizionali del bambino, il suo sviluppo neurofisiologico e anatomico, la crescita, il rapporto mamma-bambino, le esigenze specifiche della mamma e il contesto socio-culturale”.

Se la madre lo desidera, però, può comunque sentirsi libera di continuare l’allattamento fino al secondo anno di vita, così come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e come ribadito dal Tavolo tecnico sull’allattamento al seno del Ministero della salute. Il bambino allattato oltre il secondo anno di vita, precisa il Ministero, “non va visto come un bambino viziato e sua madre non deve ritenere di limitare la sua maturazione e la sua autonomia“.

I benefici del latte materno

Nella sua faq, il Ministero sottolinea anche quelli che sono i benefici dell’allattamento. Il latte materno contiene infatti tantissime proprietà: funge da protettore contro le infezioni gastro intestinali e respiratorie, riduce l’incidenza dei tumori pediatrici e rischi di obesità o diabete in futuro. Inoltre, aspetto decisamente non secondario, ha un effetto positivo sullo sviluppo neuro cognitivo del lattante. Anche per la madre ci sono molti benefici:  riduzione del rischiodi cancro al seno e all’ovaio e del diabete mellito di tipo 2;  maggiore capacità in età senile di far fronte all’osteoporosi e possibilità di ritrovare più velocemente la forma fisica in quanto la produzione di latte comporta un notevole spesa energetica.

Vera Turco

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