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Liam Cunningham: “Adoro Monica Bellucci, vorrei girare in Italia ma non fatemi recitare in italiano”

Sono un irlandese doc, ma mi sento molto vicino a voi italiani. Adoro la passione che mettete in tutto quello che fate, e trovo sia meraviglioso il grande orgoglio che manifestate nei confronti del vostro cibo, del vino, del concetto di famiglia e del vostro patrimonio culturale. Insomma, amo l’Italia”. E’ stata una vera e propria dichiarazione d’affetto e ammirazione verso il nostro Paese quella che Liam Cunningham, l’attore divenuto famoso per aver interpretato il personaggio di Ser Davos Seaworth ne “Il trono di spade”, ha fatto durante la sua partecipazione alla terza edizione del Festival Nazionale del Cinema e della Televisione di Benevento. L’occasione della sua visita alla kermesse della città campana è stata la presentazione in anteprima dei due primi episodi di “The Hot Zone”, la nuova miniserie di National Geographic che andrà in onda dal 4 settembre sul canale 403 della piattaforma Sky.

Simpatico, alla mano, sempre sorridente, caloroso e disponibile a firmare autografi e farsi selfie con i tantissimi fan accorsi per conoscerlo, Cunningham ha manifestato in più occasioni la predilezione per il nostro Paese. “Quando mi hanno proposto di partecipare al Festival di Benevento, mi è bastato sapere che è la capitale europea del vino per il 2019 per accettare subito l’offerta. Non ho avuto bisogno di molti altri dettagli su quello che dovevo fare, ho detto subito di sì.”

Bagno di folla al Festival di Benevento per Liam Cunningham, il Ser Davos de “Il trono di spade”

E durante i suoi quattro giorni italiani, Cunningham (accompagnato dal figlio diciottenne Sean) ha goduto dei meravigliosi paesaggi, dell’ottima cucina campana e soprattutto dei prelibati prodotti vitivinicoli del Sannio. Al punto da presentarsi all’incontro ufficiale di presentazione di “The Hot Zone” (svoltosi presso il suggestivo Hortus Conclusus, decorato con le imponenti sculture di Mimmo Paladino) brandendo un bel bicchiere di Aglianico. “Ciao Benevento, buona sera a tutti!” ha esordito l’attore, che ha confessato di aver imparato anche altre parole in italiano, quali “grazie mille”, “buongiorno”, buonasera” e soprattutto “scarpetta”.

Al Festival di Benevento la presentazione in anteprima di “The Hot Zone”, la nuova serie di National Geographic

Inutile raccontare l’entusiasmo dei partecipanti all’incontro, esaltati all’idea di avere di fronte a sé uno dei protagonisti più longevi della serie tv dei record, quel Cavaliere delle Cipolle che, dopo aver esordito nella seconda stagione de “Il trono di spade”, sopravvive fino alla fine dello show. “’Game of Thrones’ mi manca molto, e manca anche al mio commercialista! Sono molto felice di aver potuto vivere un’avventura così straordinaria, e di aver dato il mio piccolo contributo al successo di una serie meravigliosa, che è cresciuta stagione dopo stagione. Negli anni il racconto è diventato sempre più epico e complesso, le scenografie sempre più maestose, i personaggi sempre più sfaccettati. E poi ho avuto l’onore di lavorare con i migliori professionisti in tutti i settori (trucco, costumi, sceneggiatura, produzione)”.

Si è detto contento del finale creato per la serie, e altrettanto felice per il fatto che il suo personaggio sopravviva sino all’ultimo episodio. “Non immaginavo che avrei partecipato a “Il trono di spade” dalla seconda all’ottava stagione, mentre tantissimi dei protagonisti morivano puntata dopo puntata. Partecipare alla lunga serialità è ben diverso dal girare un film: è un po’ come la vita, non sai mai se la settimana successiva sarai ancora vivo o sarai morto. E’ stata una grande soddisfazione farcela e arrivare in fondo”.

Liam Cunningham, da “Il trono di spade” alla nuova serie di Nat Geo “The Hot Zone”

Dopo la lunga avventura nei panni di Ser Davos Seaworth, Liam Cunningham è ora tra i protagonisti di “The Hot Zone”, una importante miniserie in sei puntate di Nat Geo, prodotta da Ridley Scott e in onda dal 4 settembre sul canale 403 della piattaforma Sky. Si tratta di un progetto ambizioso, che sulla carta poteva sembrare noioso e difficile poiché tratta un argomento delicato quale il virus Ebola e i suoi devastanti effetti. La storia è ispirata al libro omonimo di Richard Preston e si basa su fatti realmente accaduti alla fine degli anni ‘80: protagonista principale è Julianna Margulies (“The Good Wife”, “E.R. – Medici in prima linea”), nei panni del colonnello Nancy Jaax, che nei suoi lavori di ricerca scientifica è affiancata dal collega dottore Peter Jahrling (Topher Grace) e spalleggiata dal marito, il colonnello Jerry Jaax (Noah Emmerich). Cunningham è il Dottor Wade Carter, un luminare nella ricerca sull’Ebola che viene convocato dalla protagonista quando, a pochi chilometri dalla Casa Bianca, il pericoloso virus fa la sua prima apparizione sul suolo statunitense colpendo alcune scimmie.
Nello show chiamiamo Ebola ‘il Mostro’, perchè si tratta di un virus mortale, molto pericoloso che continua a fare stragi. La vicenda narrata inizia nel 1989, con dei flashback in Africa che ci fanno vedere la storia a metà degli anni ‘70. La verità è che un’altra grande esplosione di Ebola sta accadendo proprio adesso, e si sta espandendo in questi mesi dal Congo all’Uganda. Il problema, come si vede all’inizio dello show, è che questo virus può propagarsi molto rapidamente, e può essere trasportato banalmente su di un aereo: ormai siamo un villaggio globale, con tutto ciò che ne consegue. Uno strano e isolato posto in Africa non è più come lo immaginavamo un tempo, cioè lontano centinaia di migliaia di chilometri: Ormai si tratta di una distanza di dieci ore di aeroplano e nient’altro”.

Liam Cunningham e Julianna Margulies protagonisti di “The Hot Zone”, la nuova serie di Nat Geo

Nel lavoro di preparazione per il personaggio, Liam Cunningham è stato aiutato dal fatto di aver aver trascorso tre anni in Zimbabwe da giovane, prima di scegliere la recitazione come lavoro della vita.
Nel 1980 andai in Africa. All’epoca facevo l’elettricista e decisi di trasferirmi in Zimbabwe per fare un’esperienza di lavoro. Mi spostavo di villaggio in villaggio per occuparmi della manutenzione della rete elettrica delle riserve e dei centri abitati. Quando ho letto la sceneggiatura di ‘The Hot Zone’ mi sono reso conto che il personaggio di Wade Carter faceva la stessa cosa, occupandosi di virus e malattie da un borgo all’altro”.

Determinante Per Liam Cunningham, nella decisione di accettare il ruolo, è stato il fatto che dietro questo progetto così ambizioso ci sia un media da sempre garanzia di qualità e accuratezza scientifica come National Geographic.
Da sempre Nat Geo sente la responsabilità e l’obbligo di far vedere la bellezza del mondo, la complessità dell’universo. Li conosco e li apprezzo da quando ero molto piccolo e leggevo le loro riviste, colme di pagine patinate con i volti di razze bellissime e diverse. Disegnano un quadro meraviglioso dell’umanità, ma hanno anche la responsabilità di farci vedere quanto sta accadendo in Africa, poiché anche questo fa parte del mondo naturale. Credo che abbiano fatto un lavoro grandioso, perchè questa serie (accanto al relativo documentario di accompagnamento, di contenuto prettamente scientifico e medico) racconta Ebola usando tensione e intrattenimento. Negli Stati Uniti ‘The Hot Zone’ è già andata in onda, registrando ascolti pazzeschi e ottime critiche. Se possiamo usare la forma dell’intrattenimento per far conoscere la storia, e raggiungere un bacino di utenti molto ampio, credo che abbiamo fatto un grande lavoro, di cui sono fiero di far parte”.

“The Hot Zone”, dal 4 settembre in onda su Nat Geo (canale 403 di Sky)

Fiero è anche del percorso cinematografico fatto in una carriera iniziata nel 1992 con il film di Mike Newell “E’ vietato portare cavalli in città”. Orgoglioso soprattutto di aver lavorato con alcuni tra i più grandi autori della settima arte.
Ken Loach è una delle ragioni per cui ho deciso di fare l’attore, essere parte della squadra del film che ha vinto la Palma d’oro nel 2006 (‘Il vento che accarezza l’erba’, ndr) per una storia così importante per il mio paese, è una cosa che mi porterò nella tomba, ne sono stato onorato. Lo stesso si può dire per il mio lavoro con Steve McQueen, che prima di ‘Hunger’ non aveva mai fatto un film, e non aveva mai lavorato con gli attori. Steve è un artista, un essere umano meraviglioso, estremamente intelligente: per me è stato come lavorare con un bambino super dotato e molto creativo. Ha un’innocenza e una purezza ormai rarissime, non è stato rovinato dal cinismo tipico del sistema hollywoodiano. Mi piace lavorare con persone che non sono state corrotte e non sono diventate ciniche e annoiate. Ho avuto l’onore di fare anche il primo film di Alfonso Cuaron ‘La piccola principessa’. Se poi riesco a trovare storie scritte bene e degne di essere raccontate, sono felice. Non mi interessa se si tratti di un film hollywoodiano con Tom Cruise, o di una pellicola di Jean Luc Godard, o di Federico Fellini: se la narrazione e la sceneggiatura sono buone, accetto senza pensarci”.

E per quanto riguarda il cinema italiano, confessa di amare una attrice in modo particolare. “Monica Bellucci è per l’Italia quello che Catherine Deneuve è per la Francia. Tanti anni fa ho fatto un film con lei dal titolo “The Whistleblower”, ma non ci siamo mai incrociati sul set. La trovo bellissima e straordinaria“. E se gli chiediamo se ci sia un regista italiano dal quale vorrebbe farsi dirigere, risponde. “Non ho abbastanza conoscenza dei registi italiani per dirlo, ma posso dire che ogni volta che vengo in Italia succede qualcosa di speciale, di magico e non sto parlando solo dei film. Comunque mi piacerebbe moltissimo lavorare in Italia, a patto che non mi facciano recitare in italiano!

Martina Riva

Musica&Cinema

Da sempre appassionata di tutto ciò che riguarda il mondo dell’intrattenimento, mi sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi di laurea in Storia del Cinema sul film “Lolita” di Stanley Kubrick. Finita l’università, mi sono trasferita a Los Angeles, dove, tra le altre cose, ho ottenuto un certificate in giornalismo a UCLA; nella Città degli Angeli ho lavorato per varie TV tra cui KTLA, dove per tre anni mi sono occupata principalmente di cinema, coprendo le anteprime mondiali dei film e i principali eventi legati al mondo spettacolo (Golden Globes, Academy Awards, MTV Awards e altri). Nel 2005 sono approdata alla redazione spettacoli di SKY TG24 dove ho lavorato come redattrice, inviata ai Festival e conduttrice. Le mie passioni principali, oltre al cinema, sono i viaggi, il teatro, la televisione, l’enogastronomia e soprattutto la musica rock. Segni particolari? Un amore incondizionato per i Foo Fighters!

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