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Scieri, salma riesumata. I pm: “Ucciso da tre commilitoni”

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Si sono concluse al mattino di martedì 14 maggio, al cimitero di Noto (Siracusa), le operazioni di riesumazione del cadavere di Emanuele Scieri. Lo riporta online La Nazione, cronaca di Pisa. Si tratta del giovane allievo paracadutista siracusano di 26 anni trovato morto il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra della Folgore a Pisa. Una tragedia che in realtà è un giallo dai risvolti atroci. Il corpo di Scieri, abbandonato da tutti, fu ritrovato tre giorni che il ragazzo fu visto l’ultima volta in caserma.

Nel 2017 la procura di Pisa, guidata da Alessandro Crini, ha aperto una nuova inchiesta. Tre gli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio volontario in concorso: gli ex parà della Gamerra Alessandro Panella, Luigi Zabara e Andrea Antico. Secondo le accuse, Emanuele Scieri sarebbe morto ucciso al termine di atti di nonnismo compiuti dai tre contro di lui.

Per vent’anni i familiari di Emanuele Scieri non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia. Le spoglie del giovane, custodite nel cimitero di Noto, sono destinate ora all’Istituto di medicina legale di Milano. Lì i periti, nella giornata di domani 15 maggio, inizieranno nuovi esami autoptici. Saranno effettuate anche analisi sulla scorta dei quesiti posti dai magistrati.

Lo scopo degli inquirenti è ricostruire le ultime ore di vita del militare, al fine di verificare le responsabilità dei tre ex commilitoni della vittima – Alessandro Panella, 40 anni, di Cerveteri, Roma (arrestato ai domiciliari e da mesi con il solo obbligo di firma), Andrea Antico, coetaneo, residente in provincia di Rimini, e Luigi Zabara, 41 anni, di Frosinone – accusati di concorso in omicidio.

Secondo quanto riporta online La Nazione, cronaca di Pisa, in data 27 ottobre 2018, si è appurato che Emanuele fu trovato a terra, privo di vita. Aveva lesioni al collo del piede e, fra le altre, anche all’avambraccio. Lesioni non compatibili con la sola ipotesi di una caduta dalla torre di asciugamento dei paracaduti, all’interno della caserma. Inizialmente fu fatta l’ipotesi del suicidio, cosa che non ha retto alle indagini successive, svolte anche da una apposita commissione d’inchiesta parlamentare.

Scieri aveva entrambe le scarpe slacciate ma una sola indosso. Aveva il bordo della maglietta arrotolata fino alla base del torace. Secondo il Tribunale del Riesame questo fa ritenere che il giovane parà sia stato prima denudato e percosso. Poi che abbia di nuovo indossato i pantaloni e quindi, senza riuscire a calzare e allacciare entrambe le scarpe e abbassare la maglietta, sia stato costretto a salire sulla torre da cui poi è precipitato.

Per il Collegio giudicante Scieri si arrampicò sulla torre per sottrarsi ai suoi aguzzini. “Ciò a maggior ragione – spiegano i giudici del Riesame – ove si considerino le lesioni alle nocche di entrambe le mani”. Lesioni compatibili “con colpi inferti per far perdere la presa sulla scala e provocare la caduta della vittima”.

Ma, secondo i periti, dopo la caduta Emanuele poteva ancora essere salvato. La morte dello Scieri – sostengono i magistrati – poteva essere evitata laddove gli fosse stato prestato immediato soccorso. Cosa della quale, invece, “coloro che avevano preso parte al pestaggio, si disinteressarono. O se si fosse proceduto a un’immediata richiesta di soccorso, pur nella sicura permanenza di gravi danni neurologici”. Invece il tavolo che nascondeva il corpo di Emanuele Scieri sarebbe stato spostato apposta per rendere meno agevole la vista del corpo della vittima in quell’angolo di caserma adibito, di fatto, a discarica.

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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