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Bollo auto, il bonus Meloni divide: Prodi parla di ‘vergogna elettorale’

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A metà settembre 2026, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che abolisce il bollo auto per veicoli e motocicli con potenza fino a 80 kilowatt, valido per l’anno 2027. La misura, voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni, ha immediatamente scatenato un dibattito politico di rara intensità: da un lato chi la celebra come un atto concreto di riduzione del carico fiscale sui cittadini, dall’altro chi la legge come una mossa preelettorale priva di logica redistributiva. Il risultato è una frattura trasversale che attraversa l’intero arco parlamentare e che racconta molto di più di una semplice esenzione fiscale.

Cosa prevede il decreto sul bollo auto

Il provvedimento approvato dal Consiglio dei Ministri a metà settembre 2026 è tecnicamente circoscritto: l’esenzione dal bollo auto riguarda le automobili e i motocicli con una potenza non superiore agli 80 kilowatt. La misura è limitata al solo anno 2027, il che significa che non si tratta di un’abolizione strutturale e permanente dell’imposta, bensì di uno sgravio temporaneo. Il costo complessivo per le casse pubbliche supera i due miliardi di euro, una cifra che da sola spiega perché il provvedimento abbia sollevato interrogativi sulla sua sostenibilità e sulla sua coerenza con gli obiettivi di bilancio.

La soglia degli 80 kilowatt è tutt’altro che arbitraria: include la grande maggioranza delle utilitarie e delle citycar di media cilindrata, nonché buona parte del parco motociclistico italiano. In altre parole, il beneficio non è riservato ai soli veicoli elettrici o ibridi, né è legato a criteri di reddito o di necessità economica del proprietario. Chiunque possieda un’auto o una moto entro quella soglia di potenza — indipendentemente dal proprio reddito — non pagherà il bollo auto nel 2027. È proprio questo aspetto universalistico della misura a dividere maggioranza e opposizione in modo così netto.

Romano Prodi e la critica più dura: il paragone con Berlusconi

La voce critica più autorevole e più citata è quella di Romano Prodi, ex Presidente del Consiglio e già Presidente della Commissione Europea, che ha scelto il palcoscenico di PiazzaPulita, il programma di Corrado Formigli su La7, per esprimere la propria posizione con parole nette. Prodi ha definito l’abolizione del bollo auto un ‘bonus elettorale’ e una ‘vergogna’, affermando che la misura non è orientata verso chi ha realmente bisogno di sostegno economico, ma verso chi possiede semplicemente un’auto di piccola o media potenza — il che include tranquillamente i residenti benestanti dei centri urbani.

Il paragone scelto da Prodi è particolarmente tagliente sul piano politico: l’ex premier ha accostato l’esenzione dal bollo auto all’esenzione dall’ICI sulla casa di Berlusconi, misura che all’epoca aveva suscitato polemiche analoghe per il suo carattere percepito come un beneficio fiscale non mirato. Il messaggio implicito è chiaro: anche allora si trattava di uno sgravio che favoriva una platea ampia ma non necessariamente bisognosa, e anche allora il tempismo politico era sospetto. Prodi, in sostanza, inscrive la mossa di Meloni in una tradizione di populismo fiscale che attraversa la storia della destra italiana, indipendentemente dalle etichette di partito.

👉 Leggi anche: Bollo auto abolito per 14,5 milioni di italiani: cosa cambia dal 2027

L’uscita televisiva di Prodi ha avuto un’eco immediata. Monica Guerzoni, commentando la misura, ha osservato che essa ha ‘un sapore fortemente elettorale’, una lettura condivisa da molti analisti che sottolineano come la politica fiscale italiana tenda spesso a privilegiare la visibilità del beneficio immediato rispetto alla sua efficienza redistributiva nel lungo periodo.

Meloni risponde: il duello social con Renzi

La premier Giorgia Meloni non ha lasciato cadere le accuse nel vuoto. In risposta alle critiche sull’opportunismo elettorale, ha dichiarato che la misura non può essere definita tale perché non ci sono elezioni all’orizzonte, spostando il dibattito dal piano della convenienza politica a quello della coerenza programmatica. Il governo, nella sua lettura, sta semplicemente mantenendo un impegno di riduzione della pressione fiscale.

Ma il momento più vivace del dibattito pubblico si è consumato sui social media, in un botta e risposta con Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha salutato la notizia dell’abolizione del bollo auto con entusiasmo, scrivendo: ‘Abbassare le tasse è SEMPRE una buona idea’. Un sostegno trasversale che, in un clima di opposizione compatta, ha fatto rumore. La risposta di Meloni non si è fatta attendere: ‘Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare’, una stilettata che punta direttamente al passato del governo Renzi, accusato di aver promesso riforme fiscali senza portarle a termine.

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Lo scambio, pur nella sua brevità, rivela una dinamica interessante: la misura sul bollo auto ha creato una spaccatura interna al campo progressista, con Renzi che si distacca dalla linea critica di Prodi e del Partito Democratico per abbracciare una retorica anti-tasse che tradizionalmente appartiene al centrodestra. Una convergenza tattica che Meloni ha saputo sfruttare con abilità comunicativa.

Le voci più critiche a sinistra: da Bonelli a De Luca

Se Prodi ha rappresentato la critica istituzionale e misurata, altri esponenti dell’opposizione hanno scelto toni più coloriti. Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha attaccato il provvedimento definendolo la norma ‘Cetto La Qualunque’, citando il celebre personaggio cinematografico di Albanese — simbolo del populismo più sfacciato e demagogico. Il riferimento è diretto: una misura che dà qualcosa a tutti senza logica, senza target, senza visione.

👉 Leggi anche: Bollo auto sospeso nel 2027: cosa cambia davvero e il duello Meloni-Renzi

Ancora più pittoresca la critica di Piero De Luca, deputato del Partito Democratico, che ha paragonato l’annuncio del governo a una televendita e ha accostato Meloni a Vanna Marchi, la nota venditrice televisiva diventata simbolo della persuasione commerciale più spregiudicata. Un paragone che ha fatto discutere per la sua durezza, ma che riflette la percezione di una parte dell’opposizione: quella di un governo che comunica la propria azione più come uno spot pubblicitario che come una politica economica strutturata.

Il nodo della selettività fiscale: chi beneficia davvero

Al di là delle polemiche di parte, la questione sollevata da Prodi merita un approfondimento più tecnico. Il bollo auto è un’imposta regionale, il che significa che il suo peso varia da regione a regione e che la sua abolizione ha un impatto differenziato sul territorio nazionale. La soglia degli 80 kilowatt copre una fascia molto ampia del parco circolante italiano, che comprende sia famiglie con redditi bassi che abitano in periferia e dipendono dall’auto per necessità, sia proprietari di veicoli compatti nei centri urbani con capacità economiche ben diverse.

Proprio su questo punto si concentra la critica di chi ritiene che uno sgravio davvero equo avrebbe dovuto essere condizionato al reddito del proprietario, oppure orientato verso categorie specifiche — lavoratori pendolari, famiglie numerose, residenti in aree prive di trasporto pubblico adeguato. La scelta di un criterio tecnico (la potenza del motore) anziché reddituale è, secondo i critici, la prova che l’obiettivo primario non era la giustizia sociale ma la massima estensione del consenso.

Il costo di oltre due miliardi di euro per una misura valida un solo anno alimenta ulteriori dubbi sulla pianificazione: se la misura fosse davvero strutturale e convinta, perché limitarla al 2027? E se è temporanea, qual è la logica di spendere quella cifra senza costruire un percorso di riforma organica della fiscalità automobilistica, magari legandola a criteri ambientali o di efficienza energetica?

Queste domande restano aperte, e il dibattito politico di settembre 2026 difficilmente le chiuderà. Ciò che è certo è che la decisione del governo Meloni sul bollo auto ha avuto il merito — o il demerito, a seconda dei punti di vista — di rimettere al centro del discorso pubblico una domanda fondamentale: a chi serve davvero una politica fiscale, e chi ha il diritto di definirne i beneficiari? Una domanda che, in Italia, non ha mai smesso di essere politicamente esplosiva, come dimostra la veemenza con cui Romano Prodi, Bonelli, De Luca e tanti altri hanno risposto a quella che, per il governo, è semplicemente una promessa mantenuta. Per saperne di più sul funzionamento del bollo auto e sulla sua struttura regionale, è possibile consultare le informazioni ufficiali sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Redazione VelvetMAG

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