Era il 2017 quando Pixar portò nelle sale di tutto il mondo Coco, il film animato ambientato nel Messico del Día de los Muertos che conquistò critici e pubblico con una storia capace di parlare di morte, memoria e famiglia con una delicatezza rara. Oggi, a quasi dodici anni di distanza, il sequel è ufficiale: Coco 2 Pixar arriverà nelle sale a novembre 2029, e le prime immagini concettuali presentate al D23 — il grande evento dei fan Disney — hanno già acceso l’entusiasmo di milioni di persone in tutto il mondo. Al centro della storia, un Miguel che non è più il bambino di dodici anni che conoscevamo: è cresciuto, è diventato adolescente, e porta con sé tutto il peso e la promessa di quella trasformazione.
L’annuncio ufficiale di Coco 2 è arrivato al D23, l’evento biennale dedicato ai fan Disney e Pixar, dove Pixar ha svelato le prime immagini concettuali del film. La data di uscita confermata è novembre 2029, e già questo dettaglio dice qualcosa di importante: Pixar non ha fretta, e il lungo arco di sviluppo lascia presupporre un progetto lavorato con la cura che il primo film merita.
Il primo Coco, uscito nel 2017, vinse due Premi Oscar — Miglior film d’animazione e Miglior canzone originale — e divenne rapidamente uno dei film Pixar più amati di sempre, tanto da generare un legame emotivo profondo con il pubblico di ogni età. Tornare in quel mondo non è una scelta banale: significa assumersi la responsabilità di continuare una storia che per molti spettatori ha un significato personale autentico, legato al lutto, alla tradizione, alla famiglia.
Pixar e Disney sembrano consapevoli di questa responsabilità. Le informazioni rilasciate finora sono misurate, ma sufficienti a capire la direzione narrativa: il sequel si svolge diversi anni dopo gli eventi del primo film, e questo salto temporale è la chiave di volta dell’intera operazione creativa.
Nel primo Coco, Miguel Rivera aveva dodici anni. Era un bambino appassionato di musica, ribelle quanto bastava per inseguire il proprio sogno nonostante il divieto familiare, e abbastanza ingenuo da inciampare in un’avventura straordinaria nel mondo dei morti. La sua innocenza era parte integrante del fascino del personaggio: guardava la Terra dei Morti con occhi spalancati, e lo spettatore la scopriva insieme a lui.
In Coco 2 Pixar, Miguel è un adolescente. Le prime immagini concettuali presentate al D23 lo mostrano in questa nuova veste, accanto al suo fedele cane Dante, che evidentemente continua ad accompagnarlo in ogni avventura. Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza non è solo un dettaglio estetico: è una scelta narrativa che apre scenari completamente diversi rispetto al primo film.
Un adolescente porta con sé domande diverse da quelle di un bambino. Non si tratta più solo di scoprire chi sei e cosa ami: si tratta di capire dove stai andando, come ti relazioni con il mondo che ti circonda, come gestisci le aspettative — proprie e altrui — e come costruisci un’identità che sia davvero tua. Nel contesto di una famiglia messicana tradizionale come quella dei Rivera, con tutto il peso della storia familiare che Miguel conosce ora nel profondo, questi temi diventano ancora più ricchi e sfaccettati.
Pixar ha già dimostrato, con film come Inside Out e Turning Red, di saper raccontare l’adolescenza con una precisione psicologica sorprendente. Applicare quella sensibilità al mondo di Coco — con la sua dimensione culturale specifica e la sua relazione unica con la morte e la memoria — è una prospettiva che giustifica da sola l’attesa fino al 2029.
Tra le conferme più significative arrivate insieme all’annuncio del film, c’è il ritorno di Benjamin Bratt nel ruolo di Ernesto de la Cruz. Nel primo Coco, de la Cruz era il villain della storia: una star della musica messicana venerata da Miguel come un idolo, rivelatasi poi un impostore e un assassino. La sua caduta alla fine del film — letteralmente, schiacciato da una campana davanti a migliaia di spettatori nella Terra dei Morti — sembrava segnare la fine definitiva del personaggio.
Eppure eccolo tornare. La conferma della presenza di Benjamin Bratt nel cast di Coco 2 Pixar è uno degli elementi più intriganti dell’annuncio, perché apre domande legittime sul ruolo che de la Cruz avrà nella nuova storia. Nella Terra dei Morti, come ha insegnato il primo film, i personaggi possono esistere in modi che sfidano le regole del mondo dei vivi. Il fatto che de la Cruz torni — e che il film si svolga anni dopo i fatti del primo capitolo — suggerisce che la sua storia non sia ancora conclusa.
È importante precisare che le motivazioni specifiche del personaggio in questo sequel non sono state confermate ufficialmente da Pixar. Quello che è certo è che Benjamin Bratt riprende il ruolo, e che la presenza di de la Cruz nella narrativa di Coco 2 è parte integrante del progetto presentato al D23.
La presentazione al D23 è stato il momento in cui il pubblico ha potuto vedere per la prima volta come appare il nuovo Miguel. Le immagini concettuali — che per definizione non rappresentano il prodotto finito, ma danno un’idea precisa della direzione visiva — mostrano un ragazzo cresciuto, riconoscibile ma diverso. Accanto a lui, immancabile, c’è Dante, il cane xoloitzcuintli che nel primo film è stato uno dei personaggi più amati.
La presenza di Dante nell’artwork non è un dettaglio trascurabile. Nel primo Coco, Dante aveva un ruolo narrativo importante, fungendo da collegamento tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Il fatto che sia ancora al fianco di Miguel nella nuova storia suggerisce una continuità profonda tra i due film, non solo a livello di personaggi ma anche a livello di tematiche.
Il D23 è tradizionalmente il luogo in cui Disney e Pixar scelgono di fare annunci importanti, rivolgendosi direttamente alla loro fanbase più appassionata. Presentare lì il primo sguardo su Coco 2 — con immagini, conferme di cast e una data di uscita — significa che il progetto è abbastanza maturo da essere mostrato al pubblico, anche se mancano ancora tre anni all’uscita in sala.
Dodici anni tra un film e il suo sequel sono tanti, anche per gli standard di Pixar. La domanda che molti fan si pongono è legittima: perché aspettare così a lungo? La risposta, almeno in parte, sta nella natura stessa del primo Coco.
Il film del 2017 non era pensato come il primo capitolo di una saga: era una storia compiuta, con un arco narrativo che si chiudeva in modo soddisfacente e catartico. Tornare in quel mondo senza avere qualcosa di autentico da raccontare sarebbe stato un errore creativo prima ancora che commerciale. Pixar ha una storia di sequel riusciti — basti pensare a Toy Story 2 e Toy Story 3, entrambi considerati all’altezza o superiori all’originale — ma anche di sequel meno convincenti, che hanno dimostrato quanto sia difficile tornare in un universo narrativo già concluso.
La scelta di far crescere Miguel è, in questo senso, la mossa più intelligente che i creatori potessero fare. Non si tratta di ripetere la stessa storia con personaggi identici, ma di esplorare cosa è diventato quel bambino dopo l’esperienza straordinaria vissuta nel primo film. Come ha cambiato la sua visione della musica, della famiglia, della morte? Come si è trasformato il suo rapporto con la tradizione e con il sogno di diventare musicista? Queste sono domande che possono sostenere un’intera narrazione, e che giustificano pienamente l’esistenza del sequel.
Non si può parlare di Coco 2 Pixar senza ricordare il peso culturale che il primo film si portava — e portava bene. Coco fu sviluppato con una consulenza approfondita con esperti di cultura messicana e con membri della comunità latino-americana, e il risultato fu un film che molti messicani e messicano-americani riconobbero come autentico, rispettoso e commovente.
Quella autenticità non era scontata: Hollywood ha una storia lunga e spesso problematica di rappresentazioni superficiali o stereotipate delle culture non anglofone. Coco riuscì a fare qualcosa di diverso, e per questo il sequel porta con sé aspettative altrettanto alte sul piano della rappresentazione culturale. Miguel adolescente che naviga la sua identità in una famiglia messicana tradizionale è un territorio narrativo ricchissimo, capace di parlare a milioni di spettatori che riconoscono in quella storia qualcosa di personale e familiare.
Per approfondire la storia e l’impatto culturale del primo film, è utile leggere l’analisi pubblicata da The Wrap, che ha dedicato ampio spazio ai dettagli narrativi del sequel. Anche Screen Rant ha pubblicato un’analisi approfondita delle prime informazioni disponibili sul film, con un focus particolare sull’evoluzione del personaggio di Miguel e sul ritorno di Ernesto de la Cruz.
Con l’uscita fissata a novembre 2029, ci sono ancora tre anni di sviluppo davanti a Pixar. In questo arco di tempo è ragionevole aspettarsi nuovi aggiornamenti — probabilmente un trailer ufficiale entro il 2028, nuove conferme di cast, e forse ulteriori dettagli sulla trama che oggi rimangono avvolti nel mistero.
La macchina del marketing Disney si muoverà con i suoi tempi, ma il D23 ha già fatto il lavoro più importante: ha trasformato Coco 2 da voce di corridoio a progetto concreto, con un volto, una data e un’emozione da aspettare. Miguel adolescente con Dante al fianco è già diventata un’immagine iconica prima ancora che il film esista nella sua forma definitiva.
Per i fan del primo Coco — che nel 2017 erano bambini e oggi sono adolescenti o giovani adulti — c’è qualcosa di particolarmente bello in questa scelta: cresceranno insieme al personaggio che amavano, e lo ritroveranno nella stessa fase della vita in cui si trovano loro. È un tipo di connessione che il cinema d’animazione sa creare meglio di qualsiasi altro genere, e che Pixar, nei suoi momenti migliori, trasforma in qualcosa di indimenticabile.
Coco 2 è previsto nelle sale a novembre 2029.
Nel primo Coco del 2017 Miguel aveva 12 anni. Nel sequel, ambientato diversi anni dopo, Miguel è cresciuto ed è un adolescente.
Benjamin Bratt è confermato nel ruolo di Ernesto de la Cruz.
Le prime immagini concettuali del film sono state presentate al D23, l’evento ufficiale dei fan Disney.
Coco 2 è ancora lontano, ma la sua esistenza è già una notizia capace di emozionare: perché certi film non finiscono davvero quando si accendono le luci in sala, ma continuano a vivere nelle persone che li hanno amati. E ritrovare Miguel, cresciuto ma ancora se stesso, promette di essere uno di quei ritorni che il cinema sa regalare nei momenti migliori.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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